“Associazione per la tutela e la salvaguardia dei Bottini, delle Fonti monumentali e di tutto il patrimonio storico, culturale ed architettonico legato alle Acque di Siena”

Le fonti

Le popolazioni dell'antichità dovevano proprio considerare l'acqua come uno dei beni più preziosi ed importanti se profondevano così grandi sforzi per cercarla ovunque e, una volta trovata, la raccoglievano e la convogliavano in luoghi abbelliti e in qualche caso addirittura protetti con fortificazioni.

E non finiva lì. Anche quella parte dell'acqua che non era utilizzata subito, non si lasciava ritornare nelle viscere da dove era stata faticosamente rubata, ma sfruttando l'arte dei "trabocchi", si canalizzava ancora per alimentare altre fonti, magari più piccole di quelle monumentali del centro della città vero e proprio, ma spesso altrettanto importanti, e fontini, pozzi, cisterne fino a che, in ultimo tornava sì alla terra, ma non prima d'aver irrigato e reso fertili i campi del fondo valle.

Insomma per secoli si era messo a punto un utilizzo strategico dell'acqua: da una parte le cosiddette fonti maggiori, ubicate in luoghi importanti nello sviluppo urbanistico cittadino, la cui alimentazione aveva richiesto grandi opere ed enormi esborsi finanziari (esempi in questo senso sono gli oltre venti chilometri complessivi di bottini che portano l'acqua a Fonte Gaia e a Fontebranda); dall'altra tutto il tessuto composto dalle centinaia di fonti minori, dalle cisterne, dai fontini, dai canali, dai pozzi che però, tutt'insieme, formano il patrimonio idrico, unico nel suo genere, della nostra città.

Per avere un'idea - oggi purtroppo se ne può avere solo un'idea - di quello che fu l'universo idrico della nostra città, ma soprattutto dell'amore che i nostri progenitori provarono per esso, è utile fare una passeggiata per alcuni di quelli che furono i "luoghi dell'acqua".

La fonte classica del duecento e del trecento era fatta a tre vasche collocate ad altezze diverse: in quella situata più in alto si prendeva l'acqua per bere, in quella mediana si abbeveravano gli animali e in quella bassa si potevano lavare i panni. L'acqua le alimentava per trabocco tutte e tre. L'ubicazione delle fonti nelle varie zone della città era anche importante per avere la possibilità di spengere velocemente gli incendi che erano una delle piaghe maggiori che colpivano le città.
Quando qualche abitazione prendeva fuoco, venivano suonate le campane in un modo particolare per dare l'allarme a tutti coloro che possedevano un carro per poter portare le botti d'acqua, sapevano di essere precettati dal Comune per accorrere prima possibile dopo aver fatto rifornimento alle fonti.
In più c'erano sei persone "specializzate" che erano incaricate dalle Autorità di arrivare per primi sul luogo dell'incendio.
L'acqua era molto importante, quindi, e vi furono addirittura delle Contrade che decisero di accollarsi l'onere della edificazione di una fonte, pur di migliorare la situazione idrica della propria zona: uno degli esempi è costituito dalla contrada del Nicchio, che costruì a sue spese la fonte dei Pispini.
Ma l'impegno non finiva qui: quando c'erano dei problemi alle tubazioni o si verificavano allagamenti, era ancora la Contrada che provvedeva alla manutenzione.