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Il Gorello parlante


Anno 3 / Numero 1 - Gli articoli di questo numero:

È NATO IL MUSEO DELL'ACQUA
di Paco Lanciano (MIZAR)
LO "ZOCCOLO DURO" SI RIMPOLPA!
Trenta nuovi giovani alla fine del corso di aspirante bottiniere
FORZA FERDINANDO!
SIAMO TUTTI CON TE!!!
IMMAGINI DI ARCHIVIO
La pulizia del Canale del Granduca e del Rigo
"A RITROVAR LA DIANA"
Grande successo della 9a edizione della Mostra
LETTERE ALLA REDAZIONE
A proposito della Stazione di Servizio della Strada Fiume
IMMAGINI DI ARCHIVIO
Gita a Sovana e Vitozza (31 maggio 2008)
FONTI DI FOLLONICA
Quale futuro?
LE FONTI NELLA VALLE BERARDI
Il versante occidentale
PROSEGUE L'OPERAZIONE "AGGIORNAMENTO DATI ANAGRAFICI DEI SOCI"
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È NATO IL MUSEO DELL'ACQUA
di Paco Lanciano (MIZAR)

A Siena é nato un nuovo Museo.
Il Museo dell'Acqua, dedicato alla storia dei bottini e delle fonti senesi, realizzato all'interno della Fonte di Pescaia. Un Museo, mi hanno insegnato, é la casa della Muse, patrone delle arti, figlie di Giove e Mnemosine, dea della memoria. Infatti nella casa delle Muse conserviamo la memoria del passato, spesso sotto forma di opere d'arte.
Il Museo dell'Acqua di Siena é un luogo che nasce senza avere alle spalle un insieme di opere create da artisti, oppure una collezione di oggetti storici di valore. Nasce dal desiderio di conservare il ricordo di una storia, al tempo stesso grandiosa e umile, che ancora oggi è presente con i suoi straordinari manufatti nel territorio di Siena: la storia della difficile ricerca dell'acqua, risorsa essenziale e strategica per questa città.
Una ricerca che ha portato, oltre settecento anni fa, ad iniziare un progetto straordinario: scavare sotto la città una fitta rete di oltre venti chilometri di cunicoli sotterranei, progettati con maestria tecnica davvero sorprendente per l'epoca, per portare l'acqua dalle rare vene sotterranee esistenti alcuni chilometri a nord della città, fino a Piazza del Campo ed alle maestose Fonti Monumentali, veri e propri centri nevralgici della vita cittadina. Un progetto che ci racconta ancor oggi una parte della storia di Siena, non solo dal punto di vista ingegneristico o idraulico, ma anche storico, artistico, economico, politico.
Nell'iniziare questo lavoro (noi della Mizar di Roma, lo Studio Azzurro di Milano e gli architetti della Social Design) abbiamo scoperto che la memoria di questa storia epica era conservata, non solo a parole, da una Associazione che aveva la sede proprio nella Fonte di Pescaia "La Diana". Abbiamo forse temuto, inizialmente, di esser visti come invasori stranieri, che pretendevano di narrare storie a chi queste storie le aveva studiate e conservate per decenni.
Ma é bastato un primo incontro per capire che avevamo trovato il migliore degli ospiti: difficile dimenticare il calore con cui siamo stati accolti (non solo umano, ma anche fisico, nella calda saletta sede della Diana, messa a nostra disposizione nei freddi e umidi mesi invernali dell'inizio del 2009).
Abbiamo imparato ad amare i percorsi tortuosi e bui dei bottini accompagnati da Piero Ligabue e dagli altri volontari dell'Associazione, sempre disponibili a condividere con noi i loro saperi. E soprattutto a trasmetterci la loro passione. Abbiamo cercato di costruire un Museo che trasmettesse, al di là dei contenuti specifici, questa passione.
Un altro contributo decisivo, nello stesso spirito, ci è stato dato da Armando Costantini, nostro tutore scientifico e collaboratore entusiasta.
Un museo senza reperti è un luogo anomalo, perché è attraverso gli oggetti materiali che in genere conserviamo la memoria. Abbiamo costruito un museo di narrazione, un luogo cioè che espone prevalentemente beni immateriali, non tangibili, come notizie, racconti, storie, memorie e testimonianze. Un museo dove, data la natura particolare dei contenuti, i beni esposti sono valorizzati attraverso strumenti multimediali.
Nel percorso i visitatori sono coinvolti in prima persona in esperienze di apprendimento che toc-cano sia la sfera razionale sia quella emotiva. La visita diviene un racconto, all'interno del quale si integrano ricostruzioni fisiche e virtuali. Il racconto vive grazie alla partecipazione attiva del visitatore, secondo l'esperienza dei più moderni Science Center.
Ma, diversamente da questi, il percorso è organizzato seguendo un filo conduttore predeterminato, che permette di affrontare gli argomenti seguendo due criteri fondamentali per l'apprendimento: la propedeuticità I e la contestualizzazione. In questo modo cerchiamo di trasferire passo dopo passo ai non addetti ai lavori la visione degli esperti. Un altro elemento caratteristico di questo Museo è il coinvolgimento emotivo dei visitatori, ingrediente fondamentale per l'efficacia ed il successo della visita.
Per questo la metodologia di comunicazione prevede il coinvolgimento diretto del pubblico in esperienze nelle quali l'emozione si coniuga con la comprensione dei temi proposti. La visita ha successo se il visitatore esce cambiato nell'atteggiamento rispetto al tema del museo, con maggior curiosità, interesse, passione: perché ha compiuto un'esperienza coinvolgente nella quale ha anche assaporato il piacere di capire.
Per ottenere questo risultato abbiamo ideato nei contenuti e nelle forme gli exhibit originali: plastici interattivi, macchine, filmati, modelli, multiproiezioni, ciascuno immaginato ogni volta per "narrare" un brano del racconto complessivo.
persona in esperienze di apprendimento che toccano sia la sfera razionale sia quella emotiva. La visita diviene un racconto, all'interno del quale si integrano ricostruzioni fisiche e virtuali. Il racconto vive grazie alla partecipazione attiva del visitatore, secondo l'esperienza dei più moderni Science Center.
Ma, diversamente da questi, il percorso è organizzato seguendo un filo conduttore predeterminato, che permette di affrontare gli argomenti seguendo due criteri fondamentali per l'apprendimento: la propedeuticità I e la contestualizzazione. In questo modo cerchiamo di trasferire passo dopo passo ai non addetti ai lavori la visione degli esperti.
Un altro elemento caratteristico di questo Museo è il coinvolgimento emotivo dei visitatori, ingrediente fondamentale per l'efficacia ed il successo della visita. Per questo la metodologia di comunicazione prevede il coinvolgimento diretto del pubblico in esperienze nelle quali l'emozione si coniuga con la comprensione dei temi proposti. La visita ha successo se il visitatore esce cambiato nell'atteggiamento rispetto al tema del museo, con maggior curiosità, interesse, passione: perché ha compiuto un'esperienza coinvolgente nella quale ha anche assaporato il piacere di capire.
Per ottenere questo risultato abbiamo ideato nei contenuti e nelle forme gli exhibit originali: plastici interattivi, macchine, filmati, modelli, multiproiezioni, ciascuno immaginato ogni volta per "narrare" un brano del racconto complessivo.
Il visitatore troverà così plastici animati che raccontano l'evoluzione del territorio senese, lo sviluppo paral-lelo del tessuto urbano di Siena e del sistema dei bottini, i percorsi delle acque sotterranee. Modelli che ri-costruiscono il funzionamento dell'archipendolo, degli ingegnosi "dadi", dei Galazzoni.
E ancora il libro interattivo degli ingegneri senesi, il plastico animato e le immagini che aiutano a ripercorre la storia della Fonte di Pescaia, il bottino ricostruito in dimensioni reali, che permette di osservare da vicino le diverse strutture che ne caratterizzano il percorso. Una mappa dei bottini e delle fonti da esplorare attraverso una tavolo "sensibile" e la raccolta di testimonianze 1 dirette dei ricordi di cittadini senesi. E infine un filmato tridimensionale, un viaggio sopra e sotto la città, per compiere un'esplorazione straordinaria, osservare in tre dimensioni i veri bottini, e riscoprire al loro interno i segni della loro lunga storia. Un modo di guardare la città da un punto dì vista originale, un viaggio reale e suggestivo all'interno della rete di cunicoli.
La visita finisce qui, ma immaginiamo che nel visitatore sia nato il desiderio di conoscere meglio questo mondo sorprendente e nascosto. L'Associazione la Diana lo aiuterà a scoprire ancora nuovi segreti, conducendolo nell'esplorazione dei bottini reali, che ora, speriamo, appariranno ancor più carichi di storia e di storie.

Il Presidente
Piero Ligabue

LO "ZOCCOLO DURO" SI RIMPOLPA!
Trenta nuovi giovani alla fine del corso di aspirante bottiniere

Con la conclusione del corso per aspiranti bottinieri abbiamo avuto la piacevole sorpresa di trovare una trentina di ragazzi (anche se per la maggior parte proprio ragazzi non sono....) pieni di entusiasmo e di voglia di mettersi alla prova.
Quello che tanto tempo fa avevamo ribattezzato lo "zoccolo duro" (formato da quelli che con la famosa tuta verde andavano a spor-carsi infilandosi in tutti i cunicoli possibili) ed a cui eravamo molto orgogliosi di appartenere, si stava sempre più assottigliando, vuoi per il lavoro, vuoi per la famiglia, vuoi per l'età, vuoi per la perdita di entusiasmo, vuoi... ci puoi trovare altre mille ragioni, ma la realtà era che a lavorare eravamo rimasti davvero in pochi.
Ma ecco che ora, con i nuovi bottinieri, lo "zoccolo duro" viene j rimpolpato dando anche maggior vigore ai vecchi (non di anni ma di appartenenza all'Associazione!).
Finalmente le visite al bottino di Fonte Gaia e di Fonte Nuova si stanno facendo con tre o quattro accompagnatori per volta, lo stesso vale per la Fonte delle Monache; le lezioni alle scuole sono state fatte insieme ai nuovi così che il prossimo anno saranno in grado di essere autonomi; ci sono già diversi gruppi che possono accompagnare le visite al Museo dell'Acqua; sono ricominciate le escursioni per controllare lo stato di conservazione di alcuni tratti dei Bottini. Tutto questo ci rende davvero fiduciosi per il futuro della nostra Associazione!


FORZA FERDINANDO!
SIAMO TUTTI CON TE!!!

Ferdinando Capecchi, uno dei soci più istituzionali, amati, importanti per la nostra Associazione, è stato colpito di recente da un grave, gravissimo lutto. Se ne è andata Mara, sua moglie, anche lei da tanto tempo socia de "La Diana" e sempre presente alle nostre iniziative.
Abbiamo voluto dedicare a Ferdinando la copertina del nostro giornalino: vuole essere un modo semplice ma sincero per fargli sapere che tutti i soci della nostra Associazione sono vicino a Lui ed alla sua famiglia.
Siamo consapevoli che la perdita di una persona così amata crea un vuoto incolmabile ed un dolore gigantesco... ma siamo altrettanto convinti che il nostro affetto infinito possa dare al nostro Amico un briciolo di forza in più per affrontare un momento così terribile.
Ti siamo vicini, siamo tutti con Te!!!

Come detto qualche numero fa, si aprono le porte degli archivi di Ferdinando Capecchi.
Anni ed anni di riprese sulle attività più importanti de "La Diana" sono finalmente a disposizione dei soci.
Le ricognizioni nei bottini, le perlustrazioni dei sotterranei dell'Ospedale del S. Maria della Scala, i lavori alle fonti e nei tratti più sconosciuti dei cunicoli, le feste sociali, le gite... Tutto è stato immortalato dal nostro Socio che oggi, finalmente, mette a disposizione il suo archivio ai Soci interessati.
Il prossimo numero del "Gorello" conterrà l'elenco del materiale disponibile per la duplicazione. Ed il prezzo (politico) previsto.

Il socio Duccio Gazzei vende una chitarra acustica Yamaha 12 corde (Anno di fabbricazione 1998) praticamente nuova al modico prezzo di 200 Euro.
Chi è interessato può contattarlo al numero 340 0841574 la sera tardi.


IMMAGINI DI ARCHIVIO:
La pulizia del Canale del Granduca e del Rigo

"A RITROVAR LA DIANA"
Grande successo della 9a edizione della Mostra

Divenuto ormai un appuntamento tradizionale per la nostra associazione, anche quest'anno la mostra 'A ritrovar La Diana', giunta alla sua 9° edizione, è stata contraddistinta dalla numerosa partecipazione e dall'entusiasmo dei ragazzi delle scuole elementari e medie inferiori che hanno preso parte al progetto.
Oltre 200 tra bambine e bambini, accompagnati dai loro insegnanti, hanno affollato la Sala delle Lupe di Palazzo Pubblico, dove si è svolta la cerimonia inaugurale venerdì 21 maggio, alla presenza del presidente de La Diana Piero Ligabue, dell'assessore all'ambiente del Comune di Siena Silvia Lazzeroni e del sottoscritto.
Seguendo uno schema ormai consolidato, il progetto 'Siena e l'acqua', finalizzato ad offrire la possibilità alle scuole della provincia di entrare in contatto con l'inestimabile patrimonio idrico - storico dei Bottini, sensibilizzando i giovani ad un uso consapevole di quella preziosa risorsa chiamata acqua, si è articolato in tre fasi.
I volontari de La Diana, dopo una lezione introduttiva in aula, hanno guidato le varie classi alla visita di un tratto del Bottino Maestro di Fonte Gaia e, a completamento dell'iniziativa, i lavori delle scuole, frutto di un'interpretazione ori-ginale e creativa dell'esperienza intrapresa, sono stati esposti presso il Cortile del Podestà di Palazzo Pubblico venerdì 21 e sabato 22 maggio.
Al progetto sono state ammesse ben 17 classi di 10 diverse scuole (Tozzi, Peruzzi e Colleverde di Siena, Quercegrossa, Monticiano, Sovicille, Arbia, S. Martino, Rosia, Buonconvento), a conferma del successo che l'iniziativa, viste anche le tante richieste respinte per raggiunti limiti di disponibilità, ha riscosso.
La fantasia, come al solito, non è mancata ai ragazzi, autori di varie tipologie di elaborati: cartelloni, fumetti, racconti, poesie, presentazioni multimediali, magliette, plastici, due dei quali addirittura realizzati con cioccolata e zucchero.
Tutti gli alunni hanno ricevuto in dono una tessera di socio junior de La Diana, nella speranza che l'interesse e l'ammirazione dimostrati nei confronti della nostra associazione continuino ad accompagnarli ancora per molti anni.
Un grazie di cuore naturalmente va rivolto ai volontari che, con passione ed entusiasmo, hanno partecipato all'attività con le scuole, rendendo possibile la piena riuscita del progetto e contribuendo a divulgare la conoscenza dei Bottini in buona parte del territorio della provincia senese.

Giacomo Luchini
Responsabile attività scuole

LETTERE ALLA REDAZIONE
A proposito della Stazione di Servizio della Strada Fiume

Come a suo tempo concordato e più volte disatteso, nei confronti del paziente Luca Luchini, il sottoscritto Maurizio Niccolucci, sottopone all'attenzione della associaazione " LA DIANA ", una nota in merito alla realizzazione della stazione di servizio lungo la " Strada Fiume ", oggi viale Giovanni] Paolo II.
Quanto di seguito, il sottoscritto, lo espone in quanto formalmente geometra I direttore dei lavori delle opere inerenti la stazione di servizio in considerazione, ed in rappresentanza della proprietà dell'area di sedime e realizzatrice I dell'intervento, soc. L.M.P. s.r.L. di cui è legale rappresentante il sig. Andrea La Macchia.
A seguito dei rapporti intercorsi con l'associazione LA DIANA, nelle fasi di I realizzazione delle opere riguardanti la stazione di servizio, per gli ambiti riguardanti la presenza del percorso dei Bottini Storici di Siena, nel sottosuolo ! dell'area di intervento, ci preme esprimere alcune considerazioni in questa] fase temporale che vede volgere a conclusione le opere intraprese. Durante le lavorazioni effettuate, sono comparsi, sulle testate giornalistiche locali, alcuni articoli, che ponevano attenzione sull'intervento, definendo contesti critici in rapporto con il percorso dei Bottini Storici.
Ci preme sottolineare quanto di seguito, per mettere in evidenza alcuni aspetti che sono stati oggetto di considerazione, preventivamente alla realizzazione delle opere, cioè nella fase di progettazione esecutiva e poi durante le lavorazioni. Con la collaborazione delle specializzazioni tecniche di cui la proprietà si è avvalsa, oltre al sottoscritto che ne ha curato la direzione delle opere, si sono riscontrati alcuni contesti che necessariamente hanno condizionato ed indirizzato quanto ad oggi realizzato .
Si è resa necessaria l'effettuazione di valutazioni di approfondimento che hanno condizionato l'esecutività delle opere e la realizzazione di una paratia di pali per il contenimento del rilevato di terreno a monte della stazione dì servizio. In conseguenza alla necessità di questa scelta di progettazione esecutiva, prettamente di ordine strutturale, si sono resi necessari ed intrapresi rapporti con le relative responsabilità, in relazione alla presenza sottostante ali 'area in considerazione, del percorso dei bottini storici della città di Siena.
In collaborazione con gli uffici competenti, si è dato luogo ad una rilevazione esatta di tale percorso, mediante rilievo in profondità, direttamente nel cunicolo, sia planimetrico che altimetrico, eseguendo direttamente e con la fattiva preziosa collaborazione degli uffici ed il personale competente dell'Amministrazione Comunale, vari sopraluoghi, per l'attenta verifica delle possibilità di interferenze e di eventuali danneggiamenti che potessero verificarsi a causa dei lavori.
L'esito delle operazioni effettuate ha dato un pieno esito positivo.
Questo rilevante aspetto non era stato di fatto valutato né menzionato nella stesura originaria di progetto, sulla quale è stato rilasciato il titolo abilitativo alla realizzazione delle opere, curato da altre figure tecniche, che non hanno poi partecipato alla realizzazione delle opere.
La presenza evidente di uno smiraglio degli stessi bottini, quasi in mezzo all'area di intervento poteva, come poi si è verificato, dettare delle considerazioni e valutazioni che successivamente si sono rese necessarie, non ultimo l'aspetto che di seguito esponiamo. Le modifiche al progetto originale, di fatto non rivestono particolare evidenza, anzi ne ripercorrono totalmente le peculiarità, salvo aspetti dettati proprio dalla presenza dello smiraglio di detti Bottini Storici.
Lo smiraglio ad oggi è presenza nell'intervento. Di concerto con le competenze responsabili è stato previsto un intervento di conservazione, protezione ed evidenziazione in seno alle opere previste.
Comunque conseguenza dì questa presenza è stato il necessario spostamento dei serbatoi interrati, che nella stesura progettuale originaria erano stati previsti, nostro malgrado, sopra lo smiraglio.
La nuova ubicazione ne ha consentito la posa in opera in piena sicurezza, sia per quanto attinente la stazione di servizio, che nei riguardi di questa preesistenza di valore storico.
Gli elementi presenti nel sottosuolo, sia di stoccaggio che di condotta, sono stati ubicati ad una distanza altimetrica minima, dalla struttura dei bottini di m 10,00.
Tutti gli elementi garantiscono normativamente perfetta tenuta. I serbatoi di stoccaggio, che di solito sono solo posti interrati, in questo caso sono stati posizionati sopra una vasca in cemento armato impermeabilizzata, per addivenire ad una soluzione di alloggiamento più garantita, visto il contesto con cui abbiamo dovuto confrontarci.
Quanto sinteticamente esposto, per definire la linea percorsa nell'intervento realizzato, che ha tenuto in dovuta considerazione la evidente preesistenza storica, mantenendola inalterata in tutte le sue caratteristiche.
Ci preme ringraziare a questo punto del percorso di lavoro, l'Amministrazione Comunale, nelle sue figure di responsabilità per la tutela dei Bottini Storici, i "Bottinieri" del Comune, per la preziosa mano data nelle rilevazioni effettuate, l'associazione LA DIANA, vigile custode del Bene, per la fattiva presenza e collaborazione.

Maurizio Niccolucci
soc. L.M.P.
Ir. Andrea La Macchia

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Gita a Sovana e Vitozza (31 maggio 2008)

FONTI DI FOLLONICA:
Quale futuro?

Da qualche mese girano voci rassicuranti sul futuro delle Fonti di Follonica, le fonti senza ombra di dubbio più "sfigate" della città se è vero che erano state appena costruite quando i movimenti di terra dalle parti alte della vallata cominciarono a soffocarle.
Anche nell'ultimo decennio, quando è iniziato un consistente lavoro di recupero, le cose non sono andate poi tanto meglio perché una volta ripulite, nuove infiltrazioni di acqua (e non soltanto acqua pulita perché anche nel centro cittadino ci sono diverse cose che non sono a regola) ed incuria hanno rapidamente riportato la situazione se non al punto di partenza, quasi. In questo 2010 di certo c'è che sono già interne ed esterne della struttura.
Dopo il disboscamento dell'area state effettuate delle indagini preliminari sulle superfici antistante, è stata infatti realizzata una campagna fotografica che ha permesso di creare una base di lavoro su supporto digitale. In seguito, mediante l'osservazione diretta della struttura, sono state evidenziate tutte le patologie relative al degrado in modo da facilitare i successivi interventi di consolidamento e ripulitura delle fonti che in tempi brevi dovrebbero essere oggetto dell' intervento di restauro.
Se queste note sono rassicuranti, l'esperienza induce però ad una grande cautela.
Al momento tutta la vallata, fatte salve le aree più alte alla cui cura sono direttamente impegnate le contrade del Leocorno e della Giraffa, è in condizioni diciamo precarie.
La vegetazione è fuori controllo e fuori controllo è anche la "popolazione animale": famiglie di rospi si sono insediate alle fonti e generazioni su generazioni di zanzare da lì sono partite e partono per salire su, nelle case di Pantaneto.
Proprio alla fine di giugno gli esperti della Usi hanno effettuato assieme a tecnici comunali un sopralluogo per una valutazione della situazione ed è augurabile che ciò porti ad intervLE FONTI NELLA VALLE BERARDI Il versante occidentaleenti tempestivi.. . nell'attesa che non solo le Fonti ma l'intera vallata possano diventare davvero fruibili per tutta la città.

Paolo Leoncini

LE FONTI NELLA VALLE BERARDI
Il versante occidentale

Dopo aver preso in esame la parte orientale della valle, ho cercato di fare lo stesso sul versante opposto, quello che scende dalla via delle Sperandie, partendo sempre dall'analisi delle già citate piante, dalle quali la situazione delle fonti appariva qui ancor più complicata: infatti, nella Pianta degli Acquedotti (1) ne sono indicate due completamente indipendenti fra loro, una abbastanza vicina alle mura, l'altra più a nord, circa alla stessa altezza nel declivio, indicata come F[onte] delle Sperandie, mentre alla prima non è attribuito alcun nome.
Anche nella Pianta dimostrativa (2) si individuano due fonti, ma sono localizzate in maniera leggermente diversa, soprattutto quella più vicina alle mura, che si trova più in basso; fra le due si pone la scritta, che le accomuna, F[onti] delle Sperandie. Il disegno del Belluzzi (3) evidenzia la presenza di una sola fonte (quella più a nord, che il Bargagli Petrucci chiama Fonte delle Sperandia (4) ), cui è attribuito il nome di Fonte] delle monache di Santo Paulo (5).

Si rendeva, quindi, necessario, anche in questo crinale, un sopralluogo chiarificatore, nel corso del quale ho subito individuato quest'ultima fonte, che si presentava, e si presenta tuttora, così come la si vedeva nella tavola XXIV del Bargagli Petrucci [fig. 1]; per la verità sembra più trattarsi di un pozzo che di una fonte, in quanto l'acqua si trova al di sotto del piano di calpestio e vi si può accedere da un'apertura del pavimento, mentre la nicchia in muratura è utilizzata come ricovero di attrezzi agricoli. La sua posizione è all'esterno di entrambi i recinti conventuali, in quanto si trova subito fuori del muro che delimitava il monastero delle Sperandie, con l'orto del quale doveva essere in comunicazione tramite una porta oggi tamponata, ed è nella scarpata sotto lo stradello privato (vi si entra dal portone che si trova subito dopo l'arco del convento) che scende verso i campi per poi salire a nord, costeggiando il muro di quello che era il convento delle monache di San Paolo, fino agli orti che si trovano nella parte tergale delle abitazioni di via delle Cerchia e ridiscendere nel fondovalle, raggiungendo le mura urbane.

Questa sua collocazione rende piuttosto difficile stabilire a quale dei due conventi dovesse appartenere la fonte e, quindi, se sia giusto il nome attribuitole dal Bargagli Petrucci o quello, invece, del Belluzzi.
A risolvere il problema mi è venuta in soccorso una piccola lapide posta all'interno della nicchia, che ricorda una ripulitura antica del bottino; la scritta, fedelmente riportata dal Bargagli Petrucci (6), ci dice che i lavori furono effettuati il 15 settembre 1724, quando era camarlenga la monaca Maria Piccolomini: si trattava, quindi, di scoprire a quale ordine monastico fosse appartenuta la Piccolomini per determinare la proprietà della fonte. Da un Libro di Ricevute del Monastero delle Monache della Madonna dette le Trafisse, conservato nell'Archivio di Stato di Siena, risulta che Maria Piccolomini fu camarlenga di quel convento almeno dal 7 luglio 1724 al 15 marzo 1730 (7).
Questo delle Trafisse non è un terzo convento femminile nella zona, ma è sempre quello delle Sperandie, nel quale furono unite nel 1526 le monache cistercensi di Monte Cellesi, che dal 1537 presero il nome di Trafisse nel Cuore di Maria (8). Dunque aveva ragione il Bargagli Petrucci.

A questo punto la prima parte della ricerca aveva raggiunto un punto fermo, restava, però, da vedere se effettivamente nelle vicinanze vi fosse un'altra fonte, la cui presenza, oltre che dalle piante prima citate, era attestata anche dal fatto che fra i documenti relativi alla Fonte delle Sperandie, che il Bargagli Petrucci riporta nel secondo volume della sua Opera (9), se ne trova uno nel quale viene definita precisamente "a pie le Sperandie": è evidente che non può trattarsi della fonte che avevo trovato, perché la posizione non corrispondeva. Pertanto continuai la mia "esplorazione" più a sud, nella parte della collina in corrispondenza dell'ex convento delle Sperandie, fino a verificare che tale fonte non solo esisteva realmente, ma poteva a buon diritto definirsi "a pié le Sperandie" (10), in quanto si trovava nella scarpata sottostante il convento, con il quale era in diretto collegamento sotterraneo.
Il suo ritrovamento rendeva anche ben comprensibile il motivo per il quale né il Belluzzi, né il Bargagli Petrucci l'avessero individuata: essa è ipogea, completamente scavata nel ventre della collina, forse poco più di una dozzina di metri al di sotto dell'ex convento, e del tutto invisibile dall'esterno - non dimentichiamo che era pertinente ad un convento di clausura -; se ho potuto vederla è stato unicamente perché mi ci ha condotto un contadino che ne usava l'acqua per irrigare i suoi orti. Dall'esterno vi sono due accessi: il primo è a mezza costa nello stradello che scende da via delle Sperandie al muro che chiude il recinto degli orti e li separa dal fondo valle e si innesta a metà della scala che saliva al convento; l'altro è in basso [fig. 2] al livello del piano di calpestio della fonte [fig. 2].
Entrambi gli ingressi, così come la piccola finestra posta a metà fra di loro a dar luce alla fonte, erano parzialmente coperti dalla vegetazione e, quindi, non identificabili per la loro funzione.

Questa seconda Fonte delle Sperandie, ben più grande ed imponente dell'altra, è composta da un'unica camera a forma di parallelepipedo di m. 7 di lunghezza per m. 5 di larghezza, con un'altezza di circa m. 7,50; la piccola finestra (circa m. 1 di larghezza per 1,50 di altezza, ma nel corso dei lavori di restauro è stata ampliata) da cui prende luce è posta alla sommità della parete d'ingresso, che è l'unica in muratura.

Dalla presenza di archi pensili, ricavati nell'arenaria della collina, si può pensare che la copertura in origine fosse costituita da volte a crociera, le cui vele, però, non sono più leggibili a causa delle frane. La visione complessiva dello stato di conservazione dell'interno, era, a dir poco, desolante, addirittura si aveva l'impressione che vi fossero due vasche, una a sinistra dell'ingresso ed una di fronte, sul fondo, ai piedi della scala [fig. 3]; in realtà i lavori di restauro, promossi da "La Diana" ed effettuati in larga parte dai soci dell'Associazione, hanno evidenziato che quest'ultima si era formata a causa dell'arenaria crollata dal soffitto, che aveva ostruito una parte del piano di calpestio, causandone l'allagamento, anche perché all'ingresso era stato costruito un muretto per impedire che questa terra andasse a depositarsi lungo tutto il corridoio, rendendo più difficile entrare nella fonte.

Quindi, all'interno vi è un'unica vasca grande, sulla sinistra entrando, lunga m. 3,90/4,10 e larga m. 4,00, di cui m. 2,30 nel vano della fonte, più una parte di ancora m. 1,70 in una nicchia alta circa m. 2,40 scavata nella parete di sinistra. La vasca, che prima dell'intervento di restauro si apriva a livello del terreno, è chiusa nei due lati non addossati alle pareti da un muretto alto m. 0,80, che termina con un piano inclinato verso l'interno, a testimoniare il suo uso come lavatoio.
Oltre a questa vi sono due vaschette piccole nella parete fondamentale, in mezzo alle quali, in alto, si trova l'accesso al bottino. Quella sulla destra è all'interno di una cavità scavata nell'arenaria di circa m. 1,50 di apertura e di altezza, per mt. 1 di profondità; l'acqua vi affluisce dall'altra vaschetta, che è alimentata direttamente dal soprastante bottino ed è posta in un'analoga nicchia a sinistra sotto la parte in muratura della scala che saliva al convento [fig. 4]; il suo trabocco alimenta anche il lavatoio, dal quale, poi, l'acqua passa alla vasca esterna, che si presentava a livello del suolo, a causa degli smottamenti del terreno e che è stata riportata alla sua altezza originale dal restauro, che ha asportato tutta la terra depositatasi intorno a questa e nel corridoio d'ingresso [fig. 5].
L'acqua di questa vasca poteva essere usata dai contadini per coltivare gli orti del convento, senza rischiare di venire in contatto con le monache; il suo trabocco esce dal recinto conventuale e serve per gli orti della valle sottostante, mentre la fonte sotterranea e collegata al monastero era di esclusivo uso delle religiose, che potevano accedervi tramite la scala interna, senza rompere così la loro clausura. Il corridoio è rivestito di mattoni e coperto con una volta a botte per i suoi primi 8 metri, quindi semplicemente scavato nell'arenaria per altri m. 6,40; le sue dimensioni sono di m. 0,90 di larghezza, per un'altezza di m. 1,80 prima del restauro ed oggi di circa m. 2,30.

Viene in questo modo a concludersi l'analisi della distribuzione delle fonti nella valle Berardi, una zona poco conosciuta della città, che accoglie delle fonti che lo sono ancora di meno e che, soprattutto, sono state dimenticate a lungo e lasciate in uno stato di abbandono, che è terminato solo quando "La Diana" ha deciso di intervenirvi per riportarle al loro antico splendore, almeno nei limiti del possibile.

Enzo Mecacci

NOTE
1) Cfr. nota 1 nella prima parte di questo articolo, uscita nel precedente numero de «Il gorello parlante», Anno 2 - Numero 5, Dicembre 2009.
2) Cfr. anche per questa la nota 1.
3) Cfr. nota 2.
4) F. Bargagli Petrucci, Le fonti cit, I, pp. 328-329 e tav. XXIV.
5) Rimandando, per una completa descrizione della zona, a quanto spiegato dal Fiorini (A. Fiorini, Siena. Immagini cit., pp. 268-271), si può sinteticamente ricordare che il monastero delle monache benedettine di Sant'Agnese, dette le Sperandie, è l'attuale caserma della Polizia, mentre il monastero delle monache agostiniane di San Paolo è oggi la Residenza universitaria.
6) F. Bargagli Petrucci, Le fonti cit., voi. I, p. 329.
7) ASSi, Conventi 3798, ce. 24r-30r.
8) A. Fiorini, Siena. Immagini cit., p. 270.
9) F. Bargagli Petrucci, Le fonti cit., voi. II, pp. 184, 194, 200.
10) F. Bargagli Petrucci, Le fonti cit., voi. II, pp. 194.

PROSEGUE L’OPERAZIONE “AGGIORNAMENTO DATI ANAGRAFICI DEI SOCI”

Prosegue l’operazione “Aggiornamento dati anagrafici dei Soci” . Vi preghiamo di ritagliare la scheda sotto e di inviarla alla Sede dell’Associazione, presso le Fonti di Pescaia.

Per mettersi in regola con la tessera del 2010, per chi non lo avesse ancora fatto, si ricorda che è possibile fare un bonifico bancario di Euro 15,00 presso la

BANCA MONTERIGGIONI
Cod. IBAN IT 48 R 08673 71880 000000102228
oppure presso un ufficio postale
Cod. IBAN IT 37 A 07601 14200 000092385830

I numeri arretrati