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Il Gorello parlante


Anno 4 / Numero 1 - Gli articoli di questo numero:

LA DIANA DONA IL MASGALANO
L’intervento del Presidente
PROGRAMMA DELLE CELEBRAZIONI
in occasione dell’offerta del Masgalano 2011
LA “GIORNATA DEL VETERANO SPORTIVO 2010”
Con la collaborazione de “La Diana”
RITORNO AL CANALE DEL GRANDUCA
Il racconto, con disegni, di una bellissima escursione
LE ATTIVITÀ DEI NOSTRI SOCI
NON SOLO ACQUA !
EMIGRAZIONE, IERI...
ALLA RICERCA DELLE ETIMOLOGIE
Seconda puntata di uno studio sull’origine delle parole legate all’acqua
MOSTRA “A RITROVAR LA DIANA”
L’iniziativa prevista per venerdì 20 e sabato 21 maggio
SUCCESSO DELLA CONFERENZA DI D.BALESTRACCI
Siena e le altre città medievali “a caccia dell’acqua”
FONTE DELLA VETRICE
Ci scrive Silvia Tozzi una lettera sulla fonte leggendaria
FOTO D’ARCHIVIO
La gita a Sovana—31 maggio 2008
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LA DIANA DONA IL MASGALANO
L’intervento del Presidente

Dopo che quattro anni fa facemmo richiesta al Sindaco Cenni, è finalmente arrivato il momento di consegnare il Masgalano alla Contrada che nel corso del 2011 sarà risultata la migliore nel Corteo Storico.
Devo dire che questo si sta realizzando anche grazie al nostro ex Presidente Ermanno Vigni che ebbe l’idea e si prodigò per espletare l’iter necessario.
Per coronare degnamente questo avvenimento abbiamo pensato di fare un percorso per arrivare a fine giugno. Questo comprende due conferenze, una cena con gli Economi di Contrada, un annullo filatelico ed una mostra fotografica (il programma preciso lo troverete nelle pagine di questo giornalino).
Spero che tutto ciò sia di vostro gradimento e che interverrete numerosi a tutte le iniziative.
Devo anche dire un grazie enorme al Maestro Pier Luigi Olla per la sua splendida opera che, rimanendo nel museo di una delle nostre Contrade, farà sì che l’Associazione La Diana resti anche nella storia del Palio.

Piero Ligabue

PROGRAMMA DELLE CELEBRAZIONI
in occasione dell’offerta del Masgalano 2011

20 aprile 2011, ore 18.00
Accademia dei Rozzi, Sala degli Specchi
Conferenza del prof. Duccio Balestracci:

A CACCIA DELL'ACQUA. SIENA, LE CITTÀ DELL'ITALIA CENTRO SETTENTRIONALE E I PROBLEMI IDRICI: BISOGNI, SAPERI, SOLUZIONI FRA MEDIOEVO ED ETÀ MODERNA.

5 maggio 2011, ore 18.00
Accademia dei Rozzi, Sala degli Specchi
Conferenza del prof. Enzo Mecacci e del dott. Luca Luchini:

L’ACQUA A SIENA TRA LA FINE DELL’OTTOCENTO E GLI INIZI DEL NOVECENTO: FONTI, BOTTINI E ACQUEDOTTO DEL VIVO.

26 maggio 2011, ore 20.00
Orto de’ Pecci
Cena dei Soci dell’Associazione “La Diana” con gli Economi di Contrada

VERSO IL MASGALANO: LA DIANA, SIENA E LE CONTRADE.

6-19 giugno 2011
Palazzo Pubblico, Magazzini del Sale

L’ACQUA DI SIENA: MOSTRA FOTOGRAFICA DELL’ASSOCIAZIONE LA DIANA E SELEZIONE DI CARTOLINE D’EPOCA DELLA COLLEZIONE DI PIER GUIDO LANDI.


LA “GIORNATA DEL VETERANO SPORTIVO 2010”
Con la collaborazione de “La Diana”

Domenica 27 Marzo 2011, presso l’Hotel Garden a Siena, si è tenuta la “Giornata del Veterano Sportivo 2010”, organizzata dall’UNVS (Unione Nazionale Veterani dello Sport), associazione del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano). Si tratta di una manifestazione molto importante, in quanto viene premiato l’atleta senese che si è maggiormente distinto in campo nazionale ed internazionale. Quest’anno il Presidente Bruno Bianchi, arbitro benemerito, ha chiesto la collaborazione della Associazione “La Diana” per la realizzazione di alcuni omaggi, che sono stati consegnati ai Presidenti delle sezioni toscane, a tutto il Consiglio Nazionale ed al Presidente Nazionale Giampaolo Bertoni; si tratta di particolari scatti fotografici con il logo della nostra associazione, raffiguranti il sottosuolo senese. Gli organi direttivi dell’UNVS hanno apprezzato moltissimo le fotografie dei ‘nostri’ bottini. La giornata è stata quindi l’occasione per pubblicizzare l’attività de “La Diana” e i suoi eventi, in vista soprattutto della presentazione del Masgalano 2011. La serata è stata presentata dal nostro socio Giacomo Zanibelli ed il consigliere de “La Diana” Aurora Mascagni ha illustrato le nostre attività.


Un momento della manifestazione: l'assessore allo sport Massimo Bianchi, Giacomo Zanibelli e Bruno Bianchi.
sopra: Una delle cartoline con il logo de “La Diana”

RITORNO AL CANALE DEL GRANDUCA
Il racconto, con disegni, di una bellissima escursione

Durante la consueta cena degli auguri, svoltasi in occasione del Natale nei locali dell’istituto Campansi, abbiamo parlato delle varie attività svolte durante quello che per me (e per molti altri che hanno partecipato al corso Cesvot) è stato il primo anno da socia.
È stata un’annata intensa e ricca di iniziative, a molte delle quali ho partecipato con entusiasmo: le escursioni al ramo di Santa Petronilla e al tratto Pescaia-Fontebranda, le lezioni in classe e le visite con i bambini delle scuole, il pozzo di butto al Santa Maria della Scala, la gita all’Ermicciolo, il trekking urbano, la fonte di Costafabbri… Il tutto condito con laute colazioni o merende, così come la tradizione dell’associazione vuole.
La cena è stata l’occasione per preparare l’ultima escursione dell’anno: questa volta siamo andati al canale del Granduca, in Pian del Lago. Alle 9.30 del 12 dicembre ci siamo trovati al parcheggio del nuovo parco urbano in Pescaia, armati di stivali e torce, pronti per una nuova esperienza tutti insieme.
All’arrivo in Pian del Lago abbiamo percorso un sentiero nel bosco, segnato dalle mappe come la vecchia via Francigena; un po’ intimoriti dagli spari di un cacciatore, ma sprezzanti del pericolo, abbiamo continuato fino alla stele commemorativa, fatta erigere da Leopoldo Granduca di Toscana a ricordo dell’opera di bonifica.
Occorre qui fare un salto indietro nella storia del nostro territorio: fino alla seconda metà del 1700 Pian del Lago era un’enorme palude, soggetta a periodici allagamenti e portatrice di malattie e insalubrità.
Il problema era ben noto agli abitanti della zona, che dovevano fare i conti con una costante umidità e con sciami di insetti di ogni genere.
Nel 1766 il nobile Francesco Sergardi Bindi spinse fortemente le autorità per la realizzazione di un’opera idraulica che risanasse l’area: il progetto prevedeva la messa in opera di un canale artificiale sotterraneo che confluisse l’acqua di Pian del Lago nel torrente Rigo, che scorre accanto alla strada del Ferratore.
I lavori di canalizzazione delle acque durarono 4 anni, ma l’operazione non ebbe buon esito, poiché ben presto l’acqua ricominciò a ristagnare in tutta la pianura.
Furono dunque necessari nuovi interventi, questa volta patrocinati dal granduca Pietro Leopoldo. Il canale fu allungato sia a monte che a valle e fu lastricato con pietre della montagnola. Nel 1780 i lavori terminarono e l’area fu risanata definitivamente.
Oggi il canale si presenta esattamente come allora, anche perché nei decenni seguenti alla sua realizzazione furono fatti pochi lavori di manutenzione, fino al progressivo abbandono iniziato già dalla seconda metà del XIX secolo. Nel 1994 il canale e gli argini del torrente Rigo presentavano una situazione di degrado, quasi una discarica a cielo aperto. L’intervento dell’associazione “La Diana” fu fondamentale per il recupero del patrimonio storico di questa terra, e tra l’altro fu una delle prime ‘imprese’ dei nostri soci.
Oggi il canale è facilmente percorribile, infatti nella nostra piccola spedizione erano presenti alcuni giovani soci, che sono rimasti molto colpiti dall’ambiente.
Ad una prima occhiata ci siamo subito resi conto che le piogge di dicembre avevano riempito d’acqua il canale: l’acqua arrivava fino alle nostre caviglie, ma da bravi ‘dianini’ siamo entrati lo stesso.
Il primo tratto è stato abbastanza facile da percorrere; nonostante le pietre fossero piuttosto scivolose, procedevamo secondo la direzione dell’acqua e camminare non era per niente faticoso.
Il canale è mattonato lungo tutto il percorso e dalla volta a botte scendono delle radici scure; in questo punto la volta si trova vicino alla superficie e gli alberi riescono a raggiungere l’umidità del canale. Più avanti le radici spariscono perché aumenta la profondità e si cominciano a trovare delle piccole cascatelle di calcare sulle pareti, dovute all’intercettazione di esili vene d’acqua.
Anche in questa struttura troviamo gli smiragli, pozzi rotondi che salgono fino alla superficie, del tutto simili a quelli che vediamo nei bottini. A parte questo, il percorso si presenta piuttosto omogeneo.
A circa metà del tragitto abbiamo deciso di tornare indietro, un po’ per il freddo, un po’ perché gli esploratori più piccoli (e anche qualcuno grande) avevano gli stivali pieni d’acqua.
Il ritorno è stato un po’ più complicato, poiché camminavamo contro corrente, ed oltre a fare più fatica, facevamo anche più schizzi, tanto che si è bagnato anche chi fino ad allora era riuscito a rimanere asciutto.
Una volta usciti dalla galleria abbiamo preso la via del ritorno attraverso il bosco, ed i più avventurosi sono scesi fino “all’imboccatoio”, cioè un tunnel costruito probabilmente prima del canale del Granduca, una specie di bozza che però non era andata a buon fine… e l’abbiamo capito: l’ingresso era completamente sommerso dall’acqua! La muratura e l’arco che sovrasta l’entrata si vedevano a malapena, perché sparivano sotto un’acqua ristagnante.
Una volta tornati alle macchine, visto che avevamo ancora una buona dose di curiosità, abbiamo deciso di andare a vedere lo sbocco del canale. Siamo arrivati nella strada del Ferratore, da dove sono visibili due dei nove smiragli presenti nel canale, e ci siamo fermati all’altezza del sentiero 116 del CAI.
C’è una ripida discesa, piuttosto scivolosa, che porta al torrente Rigo. Intrepidamente ci siamo avventurati, cercando di non cadere, per vedere da dove esce l’acqua che ci aveva infradiciati poco prima.
E ce n’era davvero tanta di acqua: lì sarebbe stato impossibile restare asciutti. Lieti della nostra scelta di non percorrere tutto il canale e dopo le dovute foto di rito abbiamo deciso che era giunta l’ora di tornare a casa, arricchiti da una nuova esperienza e… pronti per il pranzo!

Ilaria Fanti

I disegni sono di Flaminia Piconi e Jacopo Ermini

Bibliografia consultata;
Edizione ampliata e riveduta del volume edito in occasione della mostra a “ritrovar la Diana”, Protagon Editori, 25 Maggio-15 Luglio 2001.


LE ATTIVITÀ DEI NOSTRI SOCI

NON SOLO ACQUA!

Il nostro socio Gianpaolo Betti ha inaugurato, il 16 Aprile scorso, una nuova Enoteca dal nome “WEIN—VINO—WINE”, in via Pescaia 61-67.

A tutti i Soci è pervenuto, all’inizio del mese, l’invito riprodotto a fianco.

Grazie di cuore Gianpaolo, e tanti, tantissimi auguri per la tua nuova attività


EMIGRAZIONE, IERI...

Da Michele Campanini, un volume interessante ed attuale: “LA TRAVERSATA, Racconto e rappresentazione del viaggio di emigrazione oltroceano. Storie, Memorie, Voci”.

Il libro è stato realizzato in collaborazione con il Centro Siena-Toronto, Università degli Studi di Siena, Banchi di Sotto, 81.

Complimenti Michele !

ALLA RICERCA DELLE ETIMOLOGIE
Seconda puntata di uno studio sull’origine delle parole legate all’acqua

Nel precedente numero de “Il gorello parlante” (Anno 3 - Numero 3, Dicembre 2010) avevamo proposto l’etimologia del termine “bottino”; vogliamo qui procedere nella nostra ricerca indagando l’origine di altre tre parole, sempre legate al nostro acquedotto: galazzoni, smiraglio e dado.
I galazzoni, indubbiamente meno conosciuti al grande pubblico rispetto ai bottini nel loro complesso, sono le grandi vasche di decantazione costruite nella prima metà del ‘400 per liberare l’acqua dal calcare.
In questo caso nessuno dei dizionari consultati in precedenza (1) comprende tale lemma, che è un probabile accrescitivo di galazzo, o dell’equivalemte forma femminile, che è attestata, ad esempio, nel Nòvo dizionàrio universale della Lingua Italiana, compilato da P. Petròcchi (Milano, Fratèlli Trèves, 1900).
Tale dizionario presenta ogni pagina divisa orizzontalmente in due parti: “la parte superiore – si legge nel frontespizio – comprènde la lingua d’uso”, mentre “la parte inferiore la lingua fuori d’uso, scientifica, ecc.”.
Nella parte inferiore di p. 1006 del I volume leggiamo: GALAZZA, s.f. Va?o di legno o Recipiènte di mattoni per la purga delle pèlli.
Trattandosi, quindi, di grandi vasche, che svolgono una funzione similare a quella della “purga delle pelli”, dato che servono a purificare l’acqua del bottino maestro di Fonte Gaia dal calcare e da altre eventuali impurità, che vengono fatte depositare sul fondo, si spiega facilmente, per associazione di idee, che il loro nome sia un accrescitivo di “galazza”, parola che doveva essere ben conosciuta a Siena e che deriva dal greco ?a??????, diminuitivo di ???a???, passato dal I sec. a. C. nel latino calathus, canestro, recipiente in vimini o in legno. La forma galatus (con la velare sonora) dovrebbe essere di origine popolare, inizialmente ritenuta non corretta; infatti nell’Appendix Probi (2) troviamo: “calatus non galatus”.
Passando ad un altro elemento “strutturale” dei bottini, gli smiragli, cioè quei pozzi “polifunzionali” che venivano scavati lungo il percorso fino a raggiungere la superficie, con lo scopo di controllare la corretta direzione del tracciato, ma anche per dare aria alle gallerie sotterranee e permettere di portare all’esterno i materiali di risulta.
Il termine si trova in diversi dizionari (3), ma quello che ce ne chiarisce in maniera puntuale l’origine è il DEI (4), dove viene accreditato smiraglio in derivazione del verbo smirare, attestato nel XIV secolo e ricalcato su mirare. Il riflessivo (anteriore al sec. XIII) significa “rispecchiarsi” dell’acqua.
È quindi in linea con il significato di “pozzo” che collega (fa vedere, rispecchiandolo) il fondo con la superficie.
Più difficile da spiegare, in mancanza di qualsiasi riferimento nei dizionari (etimologici e non) della Lingua italiana, è il termine “dado” nella nostra accezione, cioè di unità di misura, con i suoi multipli e sottomultipli (misurati tramite un apposito strumento di forma conica – il dadometro), del foro di adduzione dell’acqua dal gorello del bottino verso le utenze private e, al tempo stesso, base di pagamento per gli utenti: in pratica sarebbe come se oggi pagassimo l’acqua non secondo il consumo indicato dai nostri moderni contatori, ma in relazione alla dimensione del tubo che ce la porta in casa.
Il fatto che si tratti di un foro circolare aveva fatto subito scartare la possibilità che vi fosse un riferimento alla forma geometrica, cubica, dell’oggetto che tutti conosciamo; del resto anche l’etimologia di “dado per gioco” è assai incerta: infatti in latino abbiamo tessera e in greco ??ß??. La derivazione dado < datus < dare (latino do) è fortemente discussa, perché il termine romanzo, attestato nell’Italia meridionale, dalus deriva, con una sonorizzazione della dentale piuttosto comune nel meridione, da talus “ossicino del tallone”, che serviva per giocare (astragalo, dado).
L’unica ipotesi in qualche misura plausibile ci viene suggerita dal già citato Blaise Medievale (5), nel quale, fra gli altri significati del lemma datum ne troviamo uno che ci interessa direttamente:
datum, … 3. impôt, redevance … .
data (datum, datarium, datus, datio, daticum, datia, datium), … 3. (et datio, daticum, datia, datium)
impôt, redevance: Chron. Casin. 4, 96.
Si potrebbe, quindi, pensare che datum, cioè la quota di pagamento (il francese impôt equivale all’italiano tassa e redevance a canone; da qui, inoltre, deriva anche il nostro dazio), sia stato associato all’unità di misura alla base del pagamento stesso e si sia verificata la consueta sonorizzazione della dentale, magari in associazione con il dado-gioco, perché, come nei giochi si deve pagare quello che è stato perso, qui viene pagato quanto consumato e la quota varia, nel gioco, secondo una quantità aleatoria, che nel nostro caso è determinata dai dadi assegnati all’utenza.
Nel complesso, però, questa ricostruzione ci è sembrata un po’ “tirata per i capelli”; per questo si è deciso di cercare se altrove si potesse rinvenire una spiegazione più convincente del termine, con il risultato di trovare vicino ciò che avevamo cercato lontano: infatti, per regolarizzare tutte le utenze dei bottini ed i relativi pagamenti i Quattro Provveditori di Biccherna, a seguito di una delibera (6) del 15 settembre 1691, emettono il giorno stesso, con l’autorizzazione del governatore di Siena, il cardinale Francesco dei Medici, un bando (7) Sopra il chiudersi le Buche, & Entrate ne’ pubblici Bottini, e modo di distribuire l’Acqua de’ medesimi, nel quale si spiegano i motivi che hanno portato a tale decisione, cioè il fatto che “moltissimi che godono l’Acque de’ Pubblici Bottini hanno l’entrate, ò buche ne’ medesimi Bottini, e causano gravissimi danni a i medesimi, con render l’acque torbide, impedire il corso delle medesime voltandole a loro beneplacito ne’ proprij Pozzi in danno del pubblico, e privato, e con altri molti inconvenienti”; per tale motivo il bando impone che ciascun utente “ordini e provveda un Dado di bronzo, quale fatto bucare dal Magistrato loro secondo le consuete, e dovute misure, deva mettersi dal Capomaestro loro, in modo, che ciascuno riceva l’acqua, che li si perviene a giusta misura, e non ad arbitrio proprio, o de’ Bottinieri”.
Dunque la spiegazione del termine “dado” è esattamente quella che avevamo escluso a priori, in quanto l’unità di misura non prende il nome dal foro circolare da cui passava l’acqua, ma dal “Dado di bronzo” nel quale tale foro veniva praticato. Il bando, comunque, non deve aver sortito gli effetti desiderati, o, quanto meno, non in maniera duratura; infatti, il 13 gennaio 1719 i Provveditori di Biccherna deliberarono (8) di riproporre il medesimo bando con poche aggiunte e correzioni (9), il quale fu emesso il 15 gennaio con l’autorizzazione della governatrice Violante Beatrice di Baviera e pubblicato il successivo 18.
Per noi questa necessità si è rivelata una fortuna, perché l’unica copia rimastaci del bando del 1691, pur con annotate sopra a penna le aggiunte e le correzioni da apportarvi, è quella che è stata allegata, congiuntamente ad una del nuovo bando del 1719, a questa seconda delibera.

ENZO MECACCI – ENRICO PARADISI

1 - C. DU FRESNE DU CANGE et alii, Glossarium mediae et infimae latinitatis, Niort, L. Favre, 1883-1887; Dictionnaire latin-français des auteurs chrétiens di Albert Blaise (Blaise Medievale - Brepolis Publishers Online); M. CORTELLAZZO – P. ZOLLI, DELI – Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Bologna, Zanichelli, 2004.
2 - Elenco delle forme corrette ed inesatte di 227 parole latine, posto da un autore anonimo risalente al III sec. d. C. in appendice ad una copia delle Institutiones grammaticae, una grammatica latina attribuita a Marco Valerio Probo, erudito e grammatico del I sec. d. C.
3 - Ad. es. nel già citato Nòvo dizionàrio del Petròcchi, nella parte inferiore della p. 970 del vol. II, dove si indica semplicemente il significato: “Spiràglio, Apertura”. Più ampia è la spiegazione che troviamo nel Dizionario della lingua italiana di Niccolò Tommaseo (vol. IV. 1, Torino, Unione tipografico-editrice torinese, 1871, p. 933), ma anche qui non se ne indica l’etmologia, rimandando sostanzialmente a quanto indicato nel Vocabolario della lingua italiana compilato da Pietro Fanfani, Firenze, Le Monnier, 1855, vol. 2, p. 1498. Dove, comunque, lo si indica come voce attestata a Siena: “SMIRAGLIO. s.m. Apertura fatta in un muro per dar luce a una stanza. Docum. Art. Sen. Sec. XIV”.
4 - C. Battisti – G. Alessio, Dizionario Etimologico Italiano, Firenze, Barbera, 1950-58, ad vocem.
5 - Cfr. supra nota 1.
6 - ASSi, Biccherna 898, c. 21 r-v.
7 - ASSi, Biccherna 1025, doc. 16 allegato C.
8 - ASSi, Biccherna 1025, doc. 16.
9 - ASSi, Biccherna 1025, doc. 16 allegato D.

MOSTRA “A RITROVAR LA DIANA”
L’iniziativa prevista per venerdì 20 e sabato 21 maggio

Si rinnova, come da tradizione, l’appuntamento con la mostra ‘a ritrovar la Diana’, in programma per venerdì 20 e sabato 21 maggio nella suggestiva cornice del Cortile del Podestà di Palazzo Pubblico.
Il progetto ‘Siena e l’acqua’, rivolto alle scuole elementari e medie della provincia, ha visto quest’anno la partecipazione, grazie alla passione e alla disponibilità dei nostri volontari, di ben 16 classi per un totale di oltre 200 bambini.
Dopo la lezione a scuola, i ragazzi sono stati guidati alla scoperta di un tratto del Bottino Maestro di Fonte Gaia.
Un ottimo modo per far conoscere ed apprezzare l’inestimabile patrimonio idrico senese alle nuove generazioni, nella speranza di educarle anche al rispetto di quella preziosa risorsa chiamata acqua.
L’iniziativa culminerà con l’esposizione dei lavori realizzati dalle varie scuole sulla base delle emozioni che la visita nel sottosuolo ha scaturito in loro.
L’inaugurazione della mostra, giunta alla sua decima edizione, si terrà venerdì 20 maggio alle ore 10.30 presso la Sala delle Lupe di Palazzo Pubblico e tutti i soci sono naturalmente invitati a partecipare.
Chiunque fosse disponibile a dare una mano in occasione dell’allestimento, previsto per il pomeriggio di giovedì 19 maggio, è pregato di contattare il responsabile del settore scuole Giacomo Luchini (g.luchini83@gmail.com).

SUCCESSO DELLA CONFERENZA DI D.BALESTRACCI
Siena e le altre città medievali “a caccia dell’acqua”

Nell’ambito delle iniziative organizzate per festeggiare l’offerta del Masgalano da parte de “La Diana”, si è tenuta, nei locali dell’Accademia dei Rozzi, Sala degli Specchi, con successo di pubblico, la conferenza del prof. Duccio Balestracci dal titolo “A caccia dell’acqua. Siena, le città dell’Italia centro settentrionale e i problemi idrici: bisogni, saperi, soluzioni fra Medioevo ed età moderna”.

Ringraziamo il nostro socio Duccio Balestracci che, come sempre, ha catturato l’interesse dei convenuti con un approccio alle tematiche dell’acqua nella storia completamente diverso da quello tradizionale al quale siamo ormai abituati.
Ha infatti effettuato una rassegna delle tecniche ingegneristiche applicate nelle varie città più importanti dell’Italia del centro e del nord per l’acquisizione dell’acqua, fondamentale per lo sviluppo socio-demografico e dell’economia.

E, naturalmente, grazie all’Accademia dei Rozzi, che ci ha gentilmente concesso i suoi splendidi locali e che ci ospiterà nuovamente il prossimo 5 maggio.

FONTE DELLA VETRICE*
Ci scrive Silvia Tozzi una lettera sulla fonte leggendaria

La Vetrice è una fonte senese oggi considerata scomparsa, ma si ritiene che una vena sotterranea continui a riversare acqua nel sottostante vallone (al fondo del quale si trova il parcheggio di Fontebranda).
Mi è stato detto, ma non ho verificato di persona, che almeno un arco semicoperto dalla vegetazione è ancora visibile per chi si affacci dall’alto del Costone.
Da un controllo sulle “Fonti di Siena” del Bargagli Petrucci (pp. 337-344, I volume) si ricava che era probabilmente conosciuta fin da tempi remotissimi; è ricordata per la prima volta in un atto pubblico del 1081, con cui il vescovo di Siena dona al Capitolo della Cattedrale un terreno situato presso la Canonica di S. Maria in un luogo detto Cancello, da cui passa la via che porta alla fonte della “Vitrice”.
Per tutto il ‘200 il Comune spese ingenti somme per la manutenzione della fonte e la costruzione in muratura che la sovrastava. Infine, nel 1306 la donò all’Arte della Lana (Bargagli Petrucci, vol. II, Statuti del Comune di Siena), a condizione che non potesse alienarla se non al Comune stesso, e che tutti gli abitanti della città e del contado vi potessero lavare lana e panni. Il Comune decise di rinunciarvi perché era poco produttiva in confronto ai costi di manutenzione, ma a quanto pare neanche i lanaioli riuscirono a trarne vantaggio, se in breve tempo la fonte cadde in abbandono.
Fra le tante fonti trascurate di Siena, questa non è certo un monumento da salvare, però, mi domando se non valga la pena di indagare, almeno per motivi di sicurezza, sull’acqua che dall’antica vena continua a disperdesi nella pendice coperta di vegetazione…

* Vetrice è un sinonimo di salice, oggi in disuso

Una vecchia foto (1919) che mostra i lavori sulle tubature che portano l’acqua del Vivo in Città. Da quel momento le antiche fonti ed i bottini cominciarono a perdere importanza
Silvia Tozzi

Per mettersi in regola con la tessera del 2010, per chi non lo avesse ancora fatto, si ricorda che è possibile fare un bonifico bancario di Euro 15,00 presso la

BANCA MONTERIGGIONI
Cod. IBAN IT 48 R 08673 71880 000000102228
oppure presso Poste Italiane:
Cod. IBAN IT 37 A 07601 14200 000092385830
O presso un ufficio postale con versamento sul C/C n° 92385830


Foto d'archivio
La gita a Sovana—31 maggio 2008

I numeri arretrati