Warning: include(include/testata.inc) [function.include]: failed to open stream: No such file or directory in D:\inetpub\webs\ladianasienait\gorello.php on line 20

Warning: include() [function.include]: Failed opening 'include/testata.inc' for inclusion (include_path='.;C:\PHPVersions\PHP52\includes') in D:\inetpub\webs\ladianasienait\gorello.php on line 20

Il Gorello parlante


Anno 5 / Numero 1 - Gli articoli di questo numero:

LA RIPULITURA DELLO SMIRAGLIO XVII
Piero Ligabue racconta l’intervento sul Bottino di Fonte Gaia
MA QUANTO E’ BELLA LA FONTE DELLE MONACHE!
Negli ultimi mesi due visite di grande successo
TORNA A NUOVA VITA LA FONTE CACCIALUPI
Ripulito anche il bottino, lungo circa 120 metri
LE CERAMICHE DEL POZZO DEL RETTORE
Presentati al pubblico i reperti recuperati da “La Diana”
“LA DIANA” SCRIVE ANCHE ARTICOLI SCIENTIFICI!
Pubblicato un importante paper di due Soci!
PRANZO AL POZZO XV
Una giornata di ricognizione in compagnia del gruppo guastatori
LA GITA DE “LA DIANA” AD ASCIANO
Alla scoperta di gore e mulini
CHIUSI… LA CITTA’ FRA L’ARNO ED IL TEVERE
Quando tremila anni di storia cambiano la geografia (Prima parte)
BRICIOLE DI NOTIZIE
Unesco, Gita a Roma, La Diana canta Siena, Quote sociali
“LA DIANA” A SCUOLA
Anche quest’anno grande successo dell’impegno con i ragazzi
Scarica il PDF

LA RIPULITURA DELLO SMIRAGLIO XVII
Piero Ligabue racconta l’intervento sul Bottino di Fonte Gaia

Il “Corriere di Siena” del 24 marzo intitolava in prima pagina “I BOTTINI STORICI COME DISCARICHE – Impresa del Saf dei Vigili del Fuoco che hanno rimosso bombole gpl e sportelli di auto”.
Anche se con toni un po’ roboanti, la giornalista ha dato merito alla nostra Associazione che, con la collaborazione del Comune di Siena, ha aiutato i Vigili del Fuoco nella ripulitura dello smiraglio XVII lungo il Bottino di Fonte Gaia in località Montarioso.
Ma andiamo per gradi: durante uno dei giri di ricognizione che vengono effettuati ormai da tempo dal nostro gruppo della Commissione Sopralluoghi, detta dei “guastatori”, è stato rinvenuto un grosso quantitativo di materiale di scarico che ostruiva completamente lo smiraglio suddetto.
Ma la sorpresa più grossa è stata quella di trovarci anche alcune bombole di gas parzialmente arrugginite. Vista la potenziale pericolosità, abbiamo subito avvertito l’ufficio tecnico del Comune di Siena ed abbiamo concordato di richiedere un intervento dei Vigili del Fuoco.
Il Comando dei VV.FF. è stato subito molto disponibile decidendo di trasformare la ripulitura in una vera e propria esercitazione sul campo in modo da impiegare molte persone.
Così una decina di vigili si sono presentati a Montarioso e, con moderne attrezzature e grande professionalità, hanno subito innalzato sopra l’apertura dello smiraglio un traliccio di tubi innocenti che ha permesso sia la discesa di una persona che la risalita del materiale da togliere.
La prima operazione è stata quella di controllare la respirabilità dell’aria nel cunicolo, per cui si è calato un vigile con la bombola dell’ossigeno ed un misuratore che, per fortuna, non ha rilavato impurità.
Poi, con un paranco, hanno cominciato a togliere il materiale, ed è venuto alla luce di tutto, da barattoli, a pezzi di motore, a sacchi di juta ripieni di chissà cosa, ad uno sportello di un’auto; ma le bombole erano ancora sotto ed era pericoloso seguitare a togliere spazzatura senza vederne la posizione esatta.
Abbiamo allora accompagnato quattro vigili dentro il Bottino, entrando dallo smiraglio dei Cancelli, e così è stato possibile estrarre anche le tre bombole con grande soddisfazione di tutti.
Alle tre del pomeriggio è stato smontato tutto il traliccio, è stato richiuso lo smiraglio e gli operai del Comune hanno provveduto alla rimozione completa di tutti i materiali estratti.
Una giornata veramente proficua e diversa dal solito per la quale ringraziamo i Vigili del Fuoco che hanno dimostrato sia un’indiscussa professionalità che un grande interesse per i nostri amati Bottini.
Ma, anche se non è bello incensarsi, un enorme “grazie” va ai nostri ragazzi che non si tirano mai indietro quando c’è bisogno di loro e, credetemi, ce n’è sempre più bisogno!

Il Presidente - Piero Ligabue

MA QUANTO E’ BELLA LA FONTE DELLE MONACHE!
Negli ultimi mesi due visite di grande successo

Nel corso degli ultimi mesi “La Diana” per due volte ha aperto a visite guidate la splendida struttura della Fonte delle Monache Come da accordi con l’Amministrazione Provinciale, infatti, per preservare un complesso unico nel suo genere ed estremamente “delicato”, le numerose richieste di visita che pervengono alla nostra associazione vengono assemblate e poi evase in date comunicate con largo anticipo agli interessati.
Nella prima occasione si è trattato di un tradizionale appuntamento, quello della “Giornata mondiale dell’acqua”, nel corso della quale da molti anni, nella splendida vallata che si apre nei pressi di Porta San Marco, centinaia di bambini hanno modo di prendere contatto con la civiltà del nostro passato, ricevendo al tempo stesso interessanti nozioni sulla fauna ittica presente in provincia.
Nel secondo caso, invece, numerosi entusiasti appassionati che erano in lista di attesa da molto tempo hanno finalmente avuto l’occasione di godere del fascino di uno degli angoli più belli della nostra città.

La foto raffigura la Fonte delle Monache prima degli interventi di ripulitura e restauro effettuati dai nostri Soci de “La Diana”.
La fonte fu “scoperta” il 6 novembre 1994 da uno dei gruppi che, in quel periodo, lavoravano al progetto “Schedatura fonti minori”. Il gruppo era composto da Simone Luchini, Carlo Aldinucci e Carlo Guerrini.
Nel loro “Diario di bordo” annotarono emozionati: “......è una fonte molto bella e suggestiva, purtroppo in condizioni pessime. Essendo una fonte sotterranea è invisibile dall’esterno e dispone di ben tre entrate.
Noi siamo entrati da quella che riteniamo essere la principale: si trova accanto ad un piccolo fontino rettangolare usato dagli ortolani del posto.
Si percorre uno stretto e buio cunicolo lungo una decina di metri alla fine del quale sbuchiamo in un ampio locale sotterraneo.
Francamente non ci aspettavamo niente del genere: sembra di entrare in una sorta di catacomba. ..”.

La Fonte tornò a nuova vita il 29 Maggio 1998, dopo tre anni di lavori.

TORNA A NUOVA VITA LA FONTE CACCIALUPI
Ripulito anche il bottino, lungo circa 120 metri

Sabato 19 Maggio alle ore 17,30 sono stati ufficialmente presentati alla cittadinanza la Fonte dei Tufi e il suo Bottino dopo gli interventi di restauro che abbiamo realizzato con il contributo della Fondazione MPS.
Alla presenza di un buon numero di persone, Pierluigi Corsi, presidente dell’Azienda Pubblica Servizi alla Persona Città di Siena, proprietaria del Palazzo Caccialupi, e Piero Ligabue hanno illustrato le varie fasi dell’importante recupero.
Successivamente, prima che gli intervenuti potessero visitare il recuperato Bottino, Pierluigi Olla ha fornito interessanti notizie di carattere storico artistico.
Il Bottino, lungo circa 120 metri e dotato di due “influenti” laterali di 50 metri ciascuno, è stato ripulito a mano con l’ausilio di piccoli attrezzi e l’impiego di idropulitrici ad alta pressione. Un lavoro complicato che ha però ripristinato la completa funzionalità della struttura che, grazie ad un sapiente sistema di trabocchi del “troppo pieno”, alimenta una grande cisterna ottagonale ed altre tre vasche più piccole ancora oggi utilissime per irrigare i terreni circostanti.
Inoltre il progetto ha previsto la risistemazione del pozzo, profondo circa 18 metri e completamente rivestito di mattoni, ed il recupero di tutta l’acqua piovana e di quella sotterranea di stillicidio con un sistema di condotte che permetterà di non disperderne neppure una goccia.
Purtroppo non è stato invece ancora possibile restaurare il ninfeo, un’originale e gradevole struttura seicentesca, composto da mosaici geometrici realizzati con conchiglie marine e materiale calcareo che ancora oggi lasciano intravedere i gigli che rappresentavano lo stemma dei Guglielmi, importante famiglia senese che probabilmente fece costruire l’immobile.
Abbiamo inoltre provveduto ad installare una serie di pannelli in alluminio per illustrare il lavoro svolto ed informare con disegni e fotografie i futuri visitatori.
Nella speranza che la Fondazione Monte dei Paschi possa in futuro farsi carico del finanziamento dell’ultima parte del progetto, la nostra associazione, con le scarse disponibilità economiche disponibili, cercherà di mettere in sicurezza le numerose parti della fonte che rischiano di andare irrimediabilmente perdute.

Il numero 160 de “Il Carroccio”, che sarà in edicola nel mese di luglio, riporterà un interessante articolo di Pieluigi Olla sulla fonte di Palazzo Caccialupi, supportato da alcune splendide foto.

LE CERAMICHE DEL POZZO DEL RETTORE
Presentati al pubblico i reperti recuperati da “La Diana”

Mercoledì 20 giugno nella fascinosa atmosfera del Magazzino della Corticella si è svolto l’atto conclusivo di uno dei tanti importanti recuperi effettuati nel corso di questi anni dalla nostra associazione.
Alla presenza di Florio Faccendi, Presidente della banca Cras, istituto che con la consueta sensibilità ha finanziato l’intervento, Enrico Toti, Rettore del Santa Maria della Scala, e Carlotta Cianferoni, Soprintendenza Archeologica Toscana, sono state presentate al pubblico le ceramiche recuperate dai nostri soci nel pozzo che si apriva sotto la casa del Rettore del Santa Maria della Scala.
Con entusiasmo, pazienza e professionalità, grazie alla collaborazione e la guida della Soprintendenza Archeologica, è stato possibile recuperare importanti manufatti in ceramica medievale. Nel corso degli scavi, inoltre, sono stati trovati frammenti di vetri, numerosi oggetti in bronzo (fibbie, maniglie, un ditale), un pettine d’osso, un salvadanaio con una quindicina di monetine, oltre a molte ossa di animali, evidente residuo della cucina del tempo.
Grazie al contributo della Banca Cras sono stati poi ricostruiti i manufatti più interessanti. Così, nella mostra allestita nel Magazzino della Corticella è possibile ammirare splendidi oggetti medievali quali pentole, tegami con relativi coperchi e testi da fuoco in ceramica acroma non depurata ed anforacei in ceramica acroma depurata risalenti ai secoli XIV e XV.
Nel corso della presentazione Beatrice Sordini, del dipartimento di Storia dell’Università di Siena ha descritto la vita che si svolgeva nella casa del Rettore nel ‘400, mentre la presentazione delle ceramiche restaurate è stata fatta da Alessandra Pepi, responsabile del laboratorio di restauro del dipartimento di Archeologia medievale dell’Università di Siena.
Questo recupero, simile a quello già realizzato alcuni anni fa ed i cui reperti fanno parte dell’immenso patrimonio storico artistico del Santa Maria, purtroppo non sempre valorizzato a dovere, rappresenta per la nostra associazione un’ulteriore importante tappa delle molteplici attività svolte a favore della città.
Un ringraziamento particolare, oltre a tutti coloro hanno permesso la realizzazione di questo progetto, va rivolto a Gianni Maccherini e Enzo Cortonesi per la grande professionalità e disponibilità dimostrate anche in questa occasione

LA DIANA” SCRIVE ANCHE ARTICOLI SCIENTIFICI !
Pubblicato un importante paper di due Soci

Nei mesi scorsi, i nostri soci Benedetto Rugani e Valentina Niccolucci, con l'aiuto di alcuni collaboratoridel dipartimento di chimica (gruppo di ecodinamica) dell’Università di Siena, hanno redatto un articolo scientifico sulle potenzialità dei Bottini in termini di efficienza idrica e rinnovabilità rispetto all'acquedotto moderno.
Dopo un processo di revisione durato qualche mese (effettuato anonimamente e indipendentemente da due ricercatori scelti dall'editore a livello internazionale), il paper è stato finalmente pubblicato da "Resources, Conservation and Recycling", un’apprezzata rivista nell'ambito scientifico delle valutazioni d'impatto ambientale legate all'utilizzo di risorse, come ad esempio l'acqua. Sui “nostri” Bottini, a livello internazionale scientifico (non umanistico o legato alle scienze della comunicazione), non risulta fosse ancora mai stato pubblicato nulla e pertanto la cosa assume un importante valore.
Come ci ha confermato lo stesso autore del lavoro, di solito è abbastanza difficile pubblicare a livello scientifico e quando un paper viene accettato quasi sempre prima della divulgazione vengono richieste molte modifiche. In questo caso, invece, l'articolo é stato pubblicato praticamente senza ulteriori revisioni e questo, oltre evidentemente alla conferma di un lavoro ben realizzato ed alla sua originalità, conferma una volta di più il fascino e la “magia” dei Bottini.
In considerazione dell’attenzione che la nostra associazione, citata più' volte nel paper, da sempre rivolge alle problematiche legate al possibile riutilizzo delle acque dei Bottini, è realistico pensare che in futuro quest'articolo possa servire come valido strumento scientifico e come ulteriore rilevante pezza d'appoggio (qualora ce ne sia bisogno) per dimostrare la validità e la necessità di salvaguardare questo immenso patrimonio, e per continuare a studiare i Bottini da un punto di vista ambientale, oltre che storico.
Congratulazioni dunque a Valentina e Benedetto, augurando loro importanti futuri successi nel loro lavoro.

Segnaliamo l’uscita di un interessante libro scritto da Francesca Vesco, una amica de “La Diana”. Il fatto di avere quotidianamente davanti agli occhi esempi concreti di come le opere dell’uomo possano armonizzarsi con la natura, ha reso l’autrice ancora più insofferente verso gli orrori estetici che hanno rovinato (e continuano a rovinare) il paesaggio del nostro “bel paese”.
Così, durante un viaggio nella nativa Sicilia, l’amarezza di fronte a un territorio particolarmente ferito dall’abusivismo edilizio ha spinto lei e la sua compagna di scrittura a inventare una storia che si sviluppasse intorno a una vendetta: quella contro la bruttezza.
Così è nato il romanzo, nel quale il compito di mettere in pratica tale vendetta è affidato alla protagonista. Martina è una giovane milanese approdata in Sicilia per prendere possesso di una villa sul mare ereditata dal nonno.
Un regalo magnifico se non fosse che proprio davanti alla casa si è aperto il cantiere dell’ennesimo residence che toglie alla villa la vista sul golfo. Quando Martina comincia a sospettare che la morte del nonno sia stata provocata, così da eliminare ogni ostacolo alla costruzione del residence, decide di combattere per fermare i lavori.
E grazie all’aiuto di un ingegnere esperto di biotecnologie riesce a impadronirsi e a utilizzare uno strumento insolito e potente, capace di fare piazza pulita delle brutture che la circondano. L’arma usata dai personaggi è una scoperta scientifica che esiste sul serio, anche se non ha le stesse grandiose proprietà immaginate nel romanzo.
A parlarne, alla fine del libro, una biotecnologa illustre, Luisa Bracci, ordinario all’Università di Siena.
In postfazione commenti di Nanni Balestrini, Umberto Eco, Libero Mancuso e Corradino Mineo.

Per saperne di più: http://www.edizioniambiente.it/promo/cedimenti_promo/html

PRANZO AL POZZO XV
Una giornata di ricognizione in compagnia del gruppo guastatori

Sabato 21 Gennaio 2012 i nostri “guastatori” si sono ritrovati al parcheggio della Mens Sana per l'esplorazione del Bottino Maestro di Fontebranda, incontrando una condizione di incuria, ormai nota al gruppo. Ma procediamo con ordine.
Durante la precedente ricognizione del 14 Gennaio, erano stati controllati gli ingressi situati negli orti di via Peragna, di proprietà dell'Avv. Pisillo e della Dott.sa Tagliaferri. In quel punto ci sono tre ingressi, costituiti da due portoncini e un pozzo. Una delle due porte (ingresso 1) presenta una targa che indica l'ingresso di Peragna, di cui non abbiamo la chiave, e che comunque non è praticabile perché vi è un pozzo di sette metri, come indicato nel disegno dell'Ing. Cantucci, del 1873. Il pozzo serve a convogliare nel bottino maestro le acque della sorgente di Peragna, posta a un livello superiore.
La seconda porta invece (ingresso 2) è stata aperta, ma alla fine del condotto secondario c'è un muro che non permette l'accesso al bottino maestro. Inoltre l'acqua al di là del muro raggiungeva il metro d'altezza.
Allora è stato controllato il pozzo numero XVI (ingresso 3), dove vi sono delle staffe che consentono di scendere, ma l'acqua era troppo alta.
Si è deciso dunque di aprire una valvola di sfogo presente nel muro che separa la galleria dell'ingresso 2 dal bottino, in modo da abbassare il livello. La ricognizione è stata rimandata di una settimana, il tempo necessario per il deflusso dell'acqua.
Il sabato successivo la squadra di guastatori, costituita da Benedetto Bargagli Petrucci, Federico Castellani, Massimo Ciani, Ilaria Fanti, Marco Mascagni, Andrea Morini e Claudio Mugnaini, è entrata dal pozzo XVI: il livello dell'acqua si era abbassato notevolmente (circa 10 cm sul fondo del pozzo), ma procedendo in direzione Fontebranda, il livello aumentava, tanto che all'altezza della valvola di sfogo vi erano 30-35 cm di acqua. Costretti a tornare indietro, ci siamo trasferitial pozzo XV, che si trova nei pressi del palazzetto nuovo della Mens Sana. Grazie all'opera di “disboscamento” di Benedetto e Marco, che con l'aiuto del fedele seghetto hanno eliminato le piante di acacia che erano nate intorno al pozzo, siamo riusciti ad entrare in completa sicurezza, affidandoci alle nostre doti di scalatori, poiché non erano presenti scale o staffe che ci permettessero di scendere, ma solo delle nicchie in cui poter appoggiare i piedi.
Lo scenario che ci si è presentato davanti era completamente diverso rispetto all'ispezione precedente: questo tratto era del tutto secco, ed in più era presente una quantità enorme di radici che rendevano la galleria ancora più angusta del solito. Procedendo in direzione del pozzo XVI siamo riusciti a superare il percorso irregolare creato dalle radici, sicuramente con notevole fatica e anche con qualche testata sulla volta, fino al punto in cui non era più possibile proseguire perché le radici ostruivano completamente il passaggio; inoltre in quel punto l'aria scarseggiava. Tornando indietro abbiamo portato in superficie una discreta quantità di materiale vegetale, ma il tratto avrebbe bisogno di un intervento dell'Amministrazione Comunale.
A questo punto i nostri stomaci cominciavano a borbottare, perché era arrivata l'ora di pranzo. Mentre aspettavamo Carla Bonacci, che ci aveva promesso un lauto pasto, abbiamo ispezionato anche il pozzo XIV ed il tratto di bottino che lo unisce al pozzo XV, riscontrando le medesime problematiche.
Alla fine Carla è arrivata e il pozzo XV ha assunto la funzione di tavolo: ci abbiamo apparecchiato sopra e, con la presenza del nostro presidente Piero Ligabue e di Luca Luchini (che non ha perso tempo a criticare la parsimonia della “cuoca”), abbiamo consumato pane e prosciutto, galantina di pollo, insalata russa, e per finire, banane e mandarini. Come dessert, il “ristorante Bonacci” ci ha offerto quei biscottoni con uvetta e corn flakes detti “Rose del Deserto”.
Di questo "abbondante" banchetto è rimasto solo un mandarino... segno che era tutto buonissimo!

Ilaria Fanti

Nota di redazione: Ilaria è talmente buona (o ha un sacro terrore delle “vendette” di Carla) che non ha voluto infierire raccontando che per saziare gli affamati stomaci dei nostri 7 famelici guastatori, Carla aveva portato due fettine di affettato, un tozzo di pane, alcune banane e ben 6 biscotti, praticamente quasi uno a testa!. Più che “ristorante Bonacci”, sembrava la mensa dei poveri.
La crisi, si sa, sta mordendo e Carla ha pensato bene di adeguarsi.

LA GITA DE “LA DIANA” AD ASCIANO
Alla scoperta di gore e mulini

L'inaspettata gita organizzata dalla nostra associazione per domenica 10 Giugno ha visto l'adesione di molti dei nostri soci, sempre pronti a scoprire le bellezze naturali ed architettoniche del nostro territorio.
La meta questa volta era Asciano, con le sue gore ed i suoi mulini. A spiegarci come un tempo funzionava il sistema di approvvigionamento d'acqua in questo comune al centro delle crete senesi è stato il nostro Gianni Maccherini, sempre preparatissimo, ed in più legato a questo luogo da dolci ricordi d'infanzia.
Durante la mattinata abbiamo dunque seguito un percorso molto suggestivo che, attraversando la campagna, ci ha mostrato panorami rurali e gore dove una volta scorreva l'acqua che riforniva i numerosi mulini presenti nella zona. Uno di questi, il mulino dei Preti, è stato ristrutturato da una famiglia che vi ha dedicato molta passione e che gentilmente ci ha permesso di entrare a dare un'occhiata.
È stato molto interessante capire come funzionasse la struttura, il percorso che l'acqua seguiva e come veniva ricavata energia attraverso le pale in legno di rovere, ancora visibili tramite un oblò sul pavimento.
Proseguendo il tragitto, attraverso orti e giardini, siamo giunti ad una torre medievale, continuando poi verso il centro e verso la Pro-Loco dove ci siamo 'parcheggiati' in attesa di un ottimo pranzo frugale, come piace a noi, con tanto di dolce e spumante per festeggiare il compleanno di due dei nostri soci.
Nel pomeriggio invece abbiamo visitato il Museo Civico Archeologico e d'Arte Sacra di Palazzo Corboli, dove è intervenuto Alberto Cornice illustrandoci dettagliatamente una serie di dipinti con soggetti sacri realizzati da illustri artisti senesi vissuti dal XIV al XVI secolo, tra i quali anche Ambrogio Lorenzetti.
All'uscita, un po' d'intrattenimento al Mercatino delle Crete, che viene allestito la seconda domenica di ogni mese nel centro di Asciano, dove si trovano in vendita gli oggetti più disparati ed i prodotti tipici di casa nostra.
Per finire, un grazie a tutti i soci che hanno partecipato a questa gita, come sempre è stata una buona occasione per passare una bella giornata tutti insieme!

CHIUSI… LA CITTA’ FRA L’ARNO ED IL TEVERE
Quando tremila anni di storia cambiano la geografia (Prima parte)

In occasione della bella gita effettuata lo scorso anno a Chiusi, organizzata alla perfezione da Benedetto Bargagli e Stefano Carli, quest’ultimo aveva stilato una dotta relazione che, sia pure “a puntate”, vista la ristrettezza dello spazio a disposizione, riteniamo interessante pubblicare


In origine la val di Chiana era attraversata del fiume “Clanis” che, scorrendo in direzione longitudinale da nord a sud, convogliava le acque dal Casentino, oggi conosciuto come l'alto corso dell'Arno, verso il fiume Tevere nei pressi di Orvieto. Già in epoca pre etrusca sia per fenomeni naturali di erosione che per opere civili, quali il Taglio della Goletta di Chiani e Monte di Sopra Rondine, parte di queste acque furono deviate in direzione nord ovest verso l' attuale Valdarno Superiore.
Per molti altri secoli il fiume Clanis continuò ad essere un affluente al Tevere essendo alimentato dai torrenti Esse, Foenna, Salarco e Mucchia. Sulle vicine alture sorsero le quattro città etrusche di Orvieto, Chiusi, Cortona e Arezzo. Fonti storiche descrivono il Clanis un fiume che, pur scorrendo su pendenze minime e molto lentamente, non dava origine a impaludamenti e che durante la successiva epoca Romana fu reso navigabile per trasportare verso la capitale grandi quantitativi di cereali e legname.
Nel tempo, lungo il fiume, furono costruite delle serie di chiuse e altre opere idrauliche di regimazione al fine di conservare notevoli quantità di acqua da rilasciare a valle nei lunghi periodi di siccità, così da permettere ai barconi di raggiungere Roma dal porto fluviale di Orvieto, senza il rischio di arenarsi.
Parallelamente al corso del Clanis, dal II sec. A.C. passava la “Via Cassia” importante arteria di collegamento sull'asse Roma, Bolsena, Chiusi, Arezzo, Fiesole.
Ma già nell' anno 17 dC. il Senato Romano presentò un progetto per deviare le acque del Clanis verso l' Arno allo scopo di limitare il rischio di inondazioni su Roma. Tale progetto non fu messo in pratica per le notevoli difficoltà sia tecniche che economiche, ma anche per la ferma opposizione della nascente città di Firenze.
Caduto l'Impero Romano la Val di Chiana ebbe come unica capitale la città di Chiusi, fino a quando, con la costituzione del nuovo Impero Germanico, nacquero nuove città stato come Siena e Perugia e tornarono ad avere una discreta importanza anche Arezzo e Orvieto, tutte realtà, che per chiare ambizioni espansionistiche, mirarono alla conquista del territorio Chiusino.
Ma il progressivo abbandono delle opere idrauliche lungo il Clanis, portò presto la Val di Chiana ad un naturale processo di impaludamento.
Inoltre, nell' area a nord di Orvieto, storica città nemica di Chiusi, fu eretto, presso l'odierna località di Fabro, il grande sbarramento della diga del “Muro Grosso” che ebbe il doppio scopo di creare a monte un ricco invaso per le grandi industrie molitorie nell'area di Ficulle e allo stesso tempo di espandere la sovrastante area paludosa, così da isolare la città di Chiusi e bloccare le ambizioni espansionistiche Senesi e Perugine verso la Val di Chiana.
Nel sec. XI l'impaludamento della Chiana raggiunse la piana di San Zeno presso Arezzo e la via Cassia nel tratto di fondovalle si ritrovò sommersa dalle acque. Pur essendo ridotta ad un'area allagata desolata e malsana, nel periodo medievale la valle fu un importane e ricco bacino ittico attorno al quale si sviluppò una fiorente economia basata sulla pesca. Ancora oggi presso i nuovi insediamenti di Bettolle, Foiano, Farneta, e Cesa, incontriamo località con denominazione “Il Porto”.
Nel sec. XIV, su ordine del Comune di Firenze, fu dato inizio ai lavori di scavo per la realizzazione di un canale lungo circa sei chilometri per drenare le acque paludose dalla zona di Ponte alla Nave, alle porte di Arezzo, verso l'Arno, quindi nel senso opposto al corso del vecchio fiume Clanis.
Quest' opera dal vecchio nome “Fossatum Novum” fu il primo tratto dell'odierno “Canale Maestro della Chiana”. Lungo il canale si trasferirono i Monaci Benedettini di SS. Flora e Lucilla dove in breve tempo fu costruita la “Chiusa dei Monaci”, opera idraulica, che oltre a svolgere la funzione di regolazione delle acque, fu utilizzata per le varie attività molitorie presenti presso il nuovo Monastero.
Tuttavia sul finire del XV sec. ad opera dello Stato Pontificio, con la scusa di preservare Roma dalle frequenti esondazioni del Tevere, furono deviate le acque dei torrenti Tressa e Riomaggiore dal lago Trasimeno verso la piana di Chiusi, peggiorando ancora la situazione nella Chiana meridionale.

(Fine prima parte)
STEFANO CARLI

BRICIOLE DI NOTIZIE
Unesco, Gita a Roma, La Diana canta Siena, Quote sociali

Problemi legati alla crisi dell’Amministrazione Comunale hanno purtroppo impedito la tradizionale realizzazione dello spettacolo “La Diana canta Siena” alle Fonti di Pescaia.
Speriamo l’anno prossimo di poter nuovamente dar vita ad una manifestazione molto apprezzata e che riusciva a coinvolgere ed interessare un notevole numero di senesi


In occasione della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile, su richiesta della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, l’Associazione La Diana ha offerto, come sua abitudine, totale collaborazione all’Amministrazione Comunale.
E’ stato così stilato un intenso programma che per tutto l’arco della manifestazione garantiva la possibilità di visitare il Museo dell’Acqua senza prenotazione con orario continuato, l’apertura della Fonte delle Monache e la visita ai Bottini riservata a nominativi scelti dal Comune.
L’iniziativa non é poi stata pubblicizzata come avrebbe meritato, ma i nostri soci, ancora una volta, hanno dimostrato la loro totale disponibilità e di questo li ringraziamo.


Nel mese di settembre “La Diana” organizzerà una gita di due giorni a Roma.
Un’ottima occasione per stare insieme, rilassarsi e vedere cose nuove.
Iniziate a farci un pensierino!

Per mettersi in regola con la tessera del 2010, per chi non lo avesse ancora fatto, si ricorda che è possibile fare un bonifico bancario di Euro 15,00 presso la

BANCA MONTERIGGIONI
Cod. IBAN IT 48 R 08673 71880 000000102228
oppure presso Poste Italiane:
Cod. IBAN IT 37 A 07601 14200 000092385830
O presso un ufficio postale con versamento sul C/C n° 92385830

“LA DIANA” A SCUOLA
Anche quest’anno grande successo dell’impegno con i ragazzi

Anche quest'anno una festosa cerimonia organizzata in Palazzo Pubblico ha solennizzato la conclusione di un percorso molto impegnativo, quello che “La Diana” da molto tempo, ormai, ha intrapreso per portare nelle scuole la cultura del rispetto del grande patrimonio storico cittadino legato all’acqua.
Numerosi nostri soci, infatti, con la consueta grande disponibilità e competenza, si sono recati nelle varie scuole, hanno tenuto apprezzate lezioni e poi hanno accompagnato i bambini ed i loro insegnanti nei Bottini.
Un duplice appuntamento di grande fascino per i ragazzi, visti gli interessanti lavori che anche quest’anno hanno prodotto e che abbiamo esposto all’interno del Cortile del Podestà in una mostra visitata ed apprezzata sia dai nostri concittadini che da numerosi turisti italiani e stranieri.
La mattina del 25 maggio, poi, oltre duecento bambini sono confluiti nello storico palazzo comunale rallegrando tutti con la loro contagiosa esuberanza e confermando di aver assimilato, con grande sensibilità, quanto era stato loro insegnato.
Alle cerimonia ufficiale nella sala delle Lupe, nel corso della quale alcuni ragazzi hanno letto brani da loro redatti, ha presenziato l’assessore Cannamela che ha ribadito tutto l’apprezzamento dell’amministrazione comunale per il lavoro della nostra associazione.

I numeri arretrati