Warning: include(include/testata.inc) [function.include]: failed to open stream: No such file or directory in D:\inetpub\webs\ladianasienait\gorello.php on line 20

Warning: include() [function.include]: Failed opening 'include/testata.inc' for inclusion (include_path='.;C:\PHPVersions\PHP52\includes') in D:\inetpub\webs\ladianasienait\gorello.php on line 20

Il Gorello parlante


Anno 5 / Numero 2 - Gli articoli di questo numero:

FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE!
Trascorso un altro anno di intensa attività… E sono 18!
TUTTA L’ACQUA DEL MONDO
Ad Ascoli inaugurata una bellissima mostra permanente
LA DIANA: UN FIUME DI PAROLE
Una cena tra Donne… e non si è salvato nessuno!
NOI, I GUASTATORI !!!
Tempo di bilanci… ed i progetti futuri non mancano
LA DIANA CANTA SIENA… indoor!
Quest’anno la merenda cena si è tenuta in Casa Ligabue
CHIUSI… LA CITTA’ FRA L’ARNO ED IL TEVERE
Quando tremila anni di storia cambiano la geografia (Seconda parte)
GITA IN UMBRIA 1
Quattro racconti per ricordare due meravigliose giornate
GITA IN UMBRIA 2
Ovvero… Ma quanti piccioni mangiavano gli Orvietani?
GITA IN UMBRIA 3
Ovvero… “E se aprissimo una attività a Todi?”
GITA IN UMBRIA 4
Si ritorna a casa, stanchi ma felici !!!
Scarica il PDF

FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE!
Trascorso un altro anno di intensa attività… E sono 18!

Procede intensa come non mai l’attività de “La Diana”, impegnata in molteplici campi.
Le visite ai Bottini, dopo la riapertura di Fontenuova, continuano con regolarità, sempre nel pieno rispetto dell’attenzione per la salvaguardia degli antichi acquedotti medievali che il Comune e la nostra Associazione da sempre hanno individuato come obiettivo prioritario.
Nel corso del 2012, comunque, grazie al nostro lavoro, oltre 600 persone hanno avuto la possibilità di gustare la fascinosa atmosfera di camminare sotto le vie principali di Siena visitando il Bottino di Fontegaia e circa 200 quello di Fontenuova (riaperto dopo la chiusura per lavori nel mese di marzo) ammirando l’eccezionale abilità ingegneristica dei nostri avi.

I disegni dei bambini raccontano la storia e le attività legate all’acqua

Grande successo sta riscuotendo il Museo dell’Acqua che finalmente sembra aver stimolato anche la curiosità dei senesi. Del resto si tratta di una struttura tecnologicamente all’avanguardia che ancora oggi continua a stupire ed entusiasmare i numerosi visitatori. Il complesso museale delle Fonte di Pescaia, inoltre, con la possibilità di percorrere anche un breve tratto di Bottino e di apprezzare il complesso sistema di utilizzo delle acque, rappresenta una metà turistico – culturale di vera eccellenza, ammirata da architetti, docenti universitari, esperti del settore e, con grande nostra soddisfazione, anche da tanti allievi delle scuole guidati dai loro professori.
I visitatori nel 2012 sono stati circa 1.500 e questo numero sintetizza non soltanto l’impegno della nostra associazione, ma anche l’interesse che può suscitare una realtà fino ad oggi poco propagandata.
Parlando di scuola non possiamo dimenticare il costante impegno che “La Diana” da anni ormai dedica agli allievi di Siena e provincia, in collaborazione con il provveditorato agli Studi e con l’amministrazione comunale.
costante aumento delle richieste di intervento che quest’anno hanno battuto ogni record.
Lezioni nelle classi, anche in località ditanti dal capoluogo, visite ai Bottini ed allestimento di una mostra con gli elaborati dei ragazzi, rappresentano ormai una costante che hanno fatto apprezzare dal corpo docente senese il lavoro dei nostri volontari. La riprova di questa affermazione, che sulla carta potrebbe apparire presuntuosa, ci viene data dal Nel 2012 le classi coinvolte nel programma sono state 15 per un totale di oltre 250 alunni.
costante aumento delle richieste di intervento che quest’anno hanno battuto ogni record.
Di notevole interesse, infine, si sta confermando l’itinerario nei sotterranei del Santa Maria della Scala, forse ancora non molto conosciuto e pubblicizzato, ma di grande effetto.
Le nostre guide riescono con perizia e professionalità a trasmettere il fascino di un percorso che ci riporta alle origini della storia della nostra città e che può contribuire a far conoscere una struttura museale che potrebbe essere unica al mondo e che invece, come tutti ben sappiamo, si sta dibattendo in grandi difficoltà.
Un’attività intensa, dunque, che mette a dura prova la pur generosa disponibilità dei soci de “La Diana”, ma che conferma la validità di un’idea che quasi venti anni fa riuscì a coagulare persone di età, formazione ed esperienze diverse con l’unico obiettivo di tutelare un importante patrimonio della nostra città e che ancora oggi attira nuovi soci spinti dagli stessi ideali.


TUTTA L’ACQUA DEL MONDO
Ad Ascoli inaugurata una bellissima mostra permanente

Sabato 8 novembre ad Ascoli Piceno è stato inaugurata la mostra permanente “Tutta l’acqua del mondo” all’interno della splendida struttura della Cartiera Papale, andando ad arricchire un polo museale scientifico moderno e tecnologico rivolto soprattutto ai più giovani.
La struttura ascolana, infatti, già poteva presentare interessanti offerte di notevole interesse legate al territorio quali il Museo della Carta e quello di Storia Naturale Antonio Orsini.
Nella nuova mostra permanente postazioni multimediali ed interattive raccontano l’importanza dell’acqua come elemento fondamentale della vita ed allo stesso tempo motore della storia.
Un piacevole e stimolante mezzo per far riflettere sul futuro di questa preziosa risorsa, purtroppo non illimitata, ed insegnare a tenere comportamenti che possano favorire un progresso sostenibile.
Seguendo le nuove tecniche espositive la mostra, grazie ad immagini fotografiche, schermi touchscreen, mappe tridimensionali, test informativi, documentari e quiz interattivi coinvolge il visitatore sottolineando il ruolo dell’acqua nello sviluppo delle attività umane e nella trasformazione del paesaggio.
All’inaugurazione, in rappresentanza de “La Diana”, ha partecipato Ferdinando Capecchi e l’esperienza della nostra associazione, avvalorata da alcuni nostri volumi portati in omaggio, è stata particolarmente gradita dagli organizzatori.
Una nuova importante realizzazione che ci auguriamo possa contribuire a sensibilizzare le nuove generazioni e che si allinea a quelli che sono da sempre gli scopi e gli obiettivi de “La Diana”. Considerata la bellezza di Ascoli e dell’intera zona, qualcuno ha già ipotizzato la possibilità di organizzare il prossimo anno una bella gita.


LA DIANA: UN FIUME DI PAROLE
Una cena tra Donne… e non si è salvato nessuno!

Lo squillo deciso ed insistente del portatile distoglie improvvisamente i miei occhi dalla tastiera che ho davanti per rispondere.
“Oh citta, la cena di domani c'è o si rimanda??” la voce squillante di Carla mi desta dal torpore di un pomeriggio di maggio.
“Si fa, si fa!!! ” rispondo, guardando gli SMS di adesione arrivati nella giornata.
Il tavolo dalla tovaglia blu e dai bicchieri colorati occupa una sala appena rialzata rispetto alle altre, direi leggermente appartata, quasi fosse una postazione d'onore.
Un bigliettino bianco appoggiato con noncuranza tra i piatti lascia intravedere una scritta appena comprensibile: “Prenotazione, le donne della Diana”.
Ed eccoci sedute con i nostri più smaglianti sorrisi e con ognuna di noi un diverso bagaglio di esperienze. A capotavola la nostra “mascotte” Catia (scritto con la C come lei sottolinea quando si presenta!!) con una pancia di sei mesi e con un inconfondibile intercalare marchigiano ci cattura con i suoi interminabili ma deliziosi monologhi.
Alla sua sinistra, gli occhioni scuri e profondi di Elena scrutano divertiti Michela e Francesca che battibeccano gioiosamente mentre avanzano come in una oktoberfest dei boccaloni di birra bionda e fredda.
Ed intanto “si tessono e si imbastiscono cappotti”, si sparla, non si salva nessuno, tutti sono coinvolti.
Si ride e si beve.
Aurora sollecita la vivace spontaneità di Ilaria.
Si, Ilaria con il suo bel viso da bambina e la sua foga da contradaiola, si dondola sulla sedia, dalla seduta impagliata, in attesa del suo succulento piatto.
E poi ci sono loro, Carla e Giulia: carismatiche, spassose, cariche di humor, hanno sempre un argomento da sfoderare al momento giusto.
Un fiume di parole.
Le nostre bocche non hanno riposo, si tace solo per bere.
Mentre si mangia si parla, mentre si parla si gesticola.
Esauste ci salutiamo poco prima della mezzanotte.
Le gioiose ed instancabili cenerentole dagli abiti corti e dai capelli legati se ne vanno.
Alcune a piedi, altre con destrieri a quattro ruote.
Un po' stordite, ma con un gusto dolce, un sapore zuccherino che sale dallo stomaco.
Non è il sapore della fetta di torta gustata al ristorante ma è quel senso di spensieratezza e leggerezza che noi donne, le infaticabile donne, ogni tanto ci concediamo ritornando per una sera delle tenere bambine.

Alessandra Forgione

NOI, I GUASTATORI !!!
Tempo di bilanci… ed i progetti futuri non mancano

Il 2012 si sta per chiudere ed è tempo di bilanci anche per i “guastatori”, che forse hanno più dimestichezza con scalpelli e ulivelle piuttosto che con la penna! Proviamo comunque a tracciare un quadro della nostra attività nel corso di quest’anno.
Anno siccitoso per quanto riguarda il meteo, ma che ha visto molta acqua passare sotto i ponti o per meglio dire, dentro i gorelli.
Di quest’acqua negli ultimi 12 mesi ne abbiamo incontrata un bel po’, anche all’interno degli stivali, percorrendo chilometri e chilometri di gallerie sotterranee.
Molta acqua dunque, come molte sono state le nostre attività, la cui programmazione ha richiesto numerose riunioni. Oltre agli incontri con i dirigenti ed i tecnici del Comune di Siena e dell’Università degli Studi, con i responsabili di cantieri edili le cui costruzioni interessano il tracciato degli antichi acquedotti e con chi ha sollecitato il nostro intervento, abbiamo effettuato oltre 20 sopralluoghi all’interno degli antichi cunicoli e ricognizioni in superficie.
Il nostro obiettivo è stato quello di ricercare e mappare i pozzetti corrispondenti agli smiragli dei Bottini maestri e dei loro influenti e verificare se vi erano criticità sulle quali intervenire.
Purtroppo molti dei nostri sopralluoghi hanno evidenziato situazioni difficili come nella recente muratura sotto il piano stradale di Viale Sclavo o nei pressi di Peragna a cause delle numerose radici.
Nel caso di un pozzo ostruito da rifiuti a Montarioso abbiamo segnalato il problema all’Amministrazione Comunale che ha fatto intervenire i Vigili del Fuoco per lo svuotamento, mentre all’ingresso di Mocenni, dove avevamo rilevato uno sversamento di sostanze inquinanti, che fortunatamente non ha raggiunto il Bottino maestro, abbiamo richiesto ai tecnici del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università di Siena l’analisi delle acque che abbiamo poi consegnato al Comune di Siena.
Anche le ricognizioni in superficie hanno evidenziato alcuni problemi alle strutture murarie, come a San Dalmazio o al Colombaio e le nostre segnalazioni hanno permesso l’intervento dei tecnici comunali per il ripristino della funzionalità dei manufatti.
In altre occasioni, invece, abbiamo provveduto in prima persona, come nei pressi del Palasport Mens Sana, dove abbiamo sistemato i terreni intorno ai pozzetti e ripulito le epigrafi ottocentesche che individuano i manufatti.
Oltre alla costante e costruttiva collaborazione con la Direzione Lavori Pubblici (Servizio Manutenzioni e Servizi Idrici) del Comune di Siena, proprietario dei Bottini, con la quale abbiamo condiviso tutte le informazioni pazientemente raccolte durante le nostre ricognizioni e catalogate in apposite schede identificative, siamo stati impegnati anche in interventi sollecitati da privati, enti ed associazioni.
Per tutti citiamo l’esempio dall’architetto responsabile del cantiere edile per la ristrutturazione del palazzo dove ha sede la Misericordia, impegnato nel ripristino di un antico pozzo situato nel chiostro della Chiesa di San Martino e alimentato dal Bottino maestro di Fonte Gaia, o della Nobil Contrada del Bruco che intendeva comprendere il funzionamento di una vecchia cisterna situata negli orti di Vicolo degli Orbachi.
Ogni nostro sopralluogo sotterraneo è stato documentato con un verbale, completo di foto, nel quale viene illustrato lo stato di conservazione dei manufatti e descritti gli interventi effettuati Come al solito le nostre battaglie sono state ingaggiate con concrezioni che occludono i gorelli e con radici che penetrano all’interno delle gallerie.

Purtroppo non sempre siamo riusciti ad avere la meglio, anche se la tenacia di Andrea Morini e del suo “mezzo bottiniere“ (un piede di porco di dimensioni esagerate) si è dimostrata più volte vincente.
Marco Mascagni è invece la nostra testa di ponte con il mondo dell’informatica: con il suo rilevatore GPS sono stati mappati la maggior parte dei pozzetti esterni ed è stata creata una prima versione della mappa digitale con il percorso dei bottini.
Mappe cartacee e manovre di corda non hanno invece segreti per Stefano Carli e Gianpaolo Betti e niente piega l’entusiasmo di Ilaria Fanti, Massimo Ciani e Federico Castellani sempre presenti nelle nostre uscite.
Un plauso a Luca che non si ferma davanti a niente e continua a procedere anche quando l’acqua sale di brutto. Benedetto ultimamente ha preso un periodo di “ferie”: speriamo di rivederlo presto al lavoro.
Molto è stato fatto e moltissimo è da fare. I progetti per il futuro non mancano, basti pensare alla mappatura digitale dei bottini.
C’è dunque spazio per tutti i volenterosi che vorranno partecipare alle nostre attività. Basta un po’ di tempo libero e la voglia di camminare dentro la storia…anche con l’acqua negli stivali.

Claudio Mugnaini

LA DIANA CANTA SIENA… indoor!
Quest’anno la merenda cena si è tenuta in Casa Ligabue

Domenica 28 ottobre, grazie alla gentile ospitalità offerta da Piero e Patrizia Ligabue, “La Diana” ha organizzato nella splendida abitazione di via di Città la merenda – cena che abitualmente aveva luogo presso le Fonti di Pescaia in occasione dello spettacolo “La Diana canta Siena”.

Quest’anno, causa le ristrettezza economiche con le quali dovremo abituarci a convivere a lungo, il Comune non ha montato il palco che serviva anche alla manifestazione “Voci di Fonte” e quindi l’appuntamento è saltato.
Così, sia pure in ritardo, grazie all’abilità delle nostre “quote rosa”, sempre brave e disponibili in ogni circostanza, che si sono superate nel preparare fantasiose torte salate, sfiziose prelibatezze di vario tipo ed eccezionali dolci, ed alla sapiente regia di Carla, abbiamo potuto trascorrere piacevoli momenti in allegria.
La serata è stata allietata dalla presenza di Licia, Duccio e Tiziano (ormai un amico de “La Diana” sempre cordiale e gentile nei nostri confronti) che si sono esibiti in alcuni pezzi del loro inesauribile repertorio musicale coinvolgendo come sempre i presenti.


CHIUSI… LA CITTA’ FRA L’ARNO ED IL TEVERE
Quando tremila anni di storia cambiano la geografia (Seconda parte)

Come promesso pubblichiamo la seconda ed ultima parte della relazione stilata da Stefano Carli in occasione della gita effettuata a Chiusi
(SECONDA PARTE)

Alla metà del sec. XVI, grazie ai buoni rapporti fra i Medici e il Papa di origine Toscana Giulio III, fu deciso di procedere all'abbattimento del Muro Grosso in modo da convogliare le acque presso la zona di Chiusi verso il Fiume Paglia. Ma alla morte di Giulio III, il successore Papa Clemente VIII, di nota famiglia antimedicea, fece nuovamente erigere lo sbarramento a sud di Chiusi, col pretesto di avere ritenuto responsabile la bonifica della Chiana meridionale, la principale causa della devastante alluvione su Roma del 1598.
Fu lo stesso Clemente VIII che nell' anno 1601 creò la diocesi di Città della Pieve nominando un vescovo di sua fiducia che ebbe il compito di presidiare le dighe Pontificie.
Fortunatamente i decenni e i secoli successivi videro allentarsi le tensioni fra Granducato e Stato Pontificio.
Fu proprio il periodo dal sec. XVII al XIX quando, complice anche il progresso scientifico e tecnologico, si ebbe la quasi totale bonifica della valle con lo spartiacque idrografico fra Arno e Tevere che progressivamente andò a spostarsi sempre più a sud fino al punto odierno corrispondente a Chiusi Scalo.
Nel sec. XVII nacquero le due scuole di pensiero di ingegneria idraulica che si basavano l’una sul principio dell' “Essiccamento” e l'altra sul principio della “Colmata”. Il principio di essiccamento consisteva nel procedere allo smaltimento delle acque e prosciugamento in tempi assai veloci, tramite opere di escavazione sempre più profonde sul Canale Maestro e i suoi affluenti, lavori tuttavia da eseguire in concomitanza con l'abbassamento continuo, se non addirittura con l'abbattimento, della Chiusa dei Monaci.
Il principio di colmata invece prevedeva la bonifica in tempi molto più lunghi, attuando il sistema di riempimento e rialzamento costante del terreno tramite processi di sedimentazioni facendo confluire acque torbide dai torrenti in aree paludose e preventivamente arginate, ovvero i campi di colmata, per poi restituire con la dovuta pendenza le acque chiare e “decantate” verso il Canale Maestro. Un concetto molto simile alla funzione dei nostri Galazzoni in cui la parte delle impurità decantate sul fondo della vasca, in questo caso veniva svolta da sabbie e detriti.
Il primo sostenitore del metodo di essiccamento fu il matematico Enea Gaci che nel 1635 presentò un progetto di bonifica al Granduca Ferdinando II , ma valutati i rischi di inondazioni su Firenze, dato che il progetto prevedeva l'abbattimento della chiusa dei Monaci, il Granduca, anche su consiglio del matematico Evangelista Torricelli, bloccò il progetto affidando successivamente i lavori all'ing. Giuliano Giaccheri il quale dal 1645 applicò il metodo di colmata che proseguì per altri 70 anni.
Nell'anno 1723 fu costruito un regolatore delle acque verso il bacino dell'Arno in prossimità di Valiano di Montepulciano - il Callone di Valiano - e nel 1726 un analogo regolatore verso il bacino del Tevere, fu realizzato dallo stato Pontificio a sud di Chiusi - il Callone Pontificio - presso la vecchia diga di Campo alla Volta, opera Pontificia già eretta nel 1680. Nella seconda metà del sec. XVIII la valle risultò in buona parte già bonificata, fatta eccezione per le zone limitrofe ai laghi di Chiusi e Montepulciano.
La Val di Chiana da grande palude si trasformò in una pianura fertile in cui la popolazione aumentò costantemente grazie alla lungimiranza del Granduca Pietro Leopoldo che impiegò grandi risorse finanziarie allo sviluppo della zona, non solo per l'aspetto puramente idraulico, ma anche per l'aspetto agricolo e sociale, procedendo alla costruzione di nuovi insediamenti abitativi per dare casa, terra e lavoro alle nuove e numerose comunità contadine.
Fu lo stesso Granduca Pietro Leopoldo che incaricò l'abate Leonardo Ximenes di portare a termine la definitiva bonifica. Il progetto Ximenes prevedeva un abbassamento della Chiusa dei Monaci che secondo i propri calcoli non avrebbe arrecato danni a Firenze, ma a tale progetto si oppose fermamente il matematico Tommaso Perelli il quale propose la costruzione di una serie di canali drenanti presso gli acquitrini del Callone.
Consapevole del fatto che scelte affrettate non avrebbero portato beneficio a nessuno, per alcuni anni il Granduca si recò frequentemente in Val di Chiana per verificare di persona le situazioni più delicate, valutando poi valide le proposte del Perelli.
Nel 1788 fu nominato Vittorio Fossombroni, come unico soprintendente ai lavori di bonifica. Fossombroni utilizzò per sempre il metodo delle colmate, opponendosi con fermezza alla demolizione o abbassamento della Chiusa dei Monaci.
Nel 1838 il Granduca Leopoldo II affidò i lavori all' Ing. Alessandro Manetti che portò a termine la bonifica attuando, dopo due secoli dal Gaci, il metodo di essiccamento, con la creazione di due nuovi canali affluenti al Canale Maestro denominati “allaccianti” di destra e di sinistra”, facendo abbassare notevolmente la Chiusa dei Monaci ma sempre con l'approvazione dello stesso Granduca.
Dall'unità d'Italia le competenze relative ai piani di regolazione delle acque furono trasferite al Genio Civile di Arezzo. L'unico intervento di rilievo da segnalare risale alla fine del XIX sec., quando l' Ing. Carlo Possenti fece ulteriormente ribassare la Chiusa dei Monaci, che oggi, rispetto all'impianto originale, risulta su un livello inferiore di 10 metri.
Giunti ormai al terzo millennio della grande area paludosa rimangono due piccoli laghi chiamati i “Chiari” di Chiusi e Montepulciano, ovvero gli specchi di acque limpide che anche in lontananza appaiono ben visibili per l'assenza della folta vegetazione di cannuccia palustre tipica di questi ambienti.
Non ci sono più tracce della antica via Cassia, ma questa valle oggi è attraversata dall'Autostrada del Sole, dalla prima linea ferroviaria Roma Firenze e dalla modernissima alta velocità. Lungo l'argine del Canale Maestro, dalla Chiusa dei Monaci alla stazione ferroviaria di Chiusi, è stato recentemente realizzato un percorso ciclabile dal nome “il Sentiero della Bonifica” intitolato a Vittorio Fossombroni.

Stefano Carli

GITA IN UMBRIA 1
Quattro racconti per ricordare due meravigliose giornate

Nei giorni 13 e 14 ottobre “La Diana” ha organizzato una gita in Umbria alla ricerca di nuove mete, come sempre collegate all’acqua, da scoprire e visitare. “La Diana”, come al solito, non ha fallito ed in un periodo di pessimo clima, grazie ai suoi potenti agganci, ha prenotato ed ottenuto pei i suoi allegri escursionisti due giornate di caldo sole.
In fase organizzativa abbiamo ricevuto il fondamentale sostegno dell’amico Federico Varazi, uno dei “padri” del Museo dell’Acqua che, giocando in casa (Amelia e Orvieto), da perfetto conoscitore del territorio, ci ha mostrato cose molto interessanti e fatto gustare ottime pietanze, accompagnate da vini stupendi. Per cercare di raccontare la nostra ultima gita abbiamo pensato di affidarne il resoconto a quattro giovani brillanti penne femminili, ognuna delle quali ha scelto un momento diverso.

E' il 13 Ottobre, ore 7,30. E’ un piovoso sabato mattina e il pulmino ci aspetta per partire, destinazione Amelia, nonostante tempo ed ora avrebbero invogliato qualcuno a spegnere la sveglia e restare sotto le coperte, viste le facce assonnate e sbadiglianti dei temerari gitanti. L’arrivo ad Amelia è intorno alle 10 e già si parla di dove far pranzo e quali prelibatezze umbre assaggiare per prime! Aspettiamo l’arrivo di Federico, amico della Mizar e nostra guida ad Amelia ed a Orvieto, che avrà la pazienza di sopportarci per tutta la giornata (pasti compresi).
Federico ci dà qualche notizia relativa ad Amelia e alle sue mura poligonali, di origine antichissima: infatti il tratto più vecchio della cinta è preromano, costituito da grandi blocchi di calcare allo stato grezzo e si conserva per circa 800 metri mentre la restante parte del circuito murario è medievale (“I Poligonali” è anche il nome dell’associazione che si è occupata della valorizzazione del sottosuolo amerino, della quale anche Federico è fondatore). Il primitivo insediamento di Amelia si sviluppò probabilmente sull’Acropoli dominante il sottostante territorio costituito da insediamenti sparsi.
La fisionomia di Amelia iniziò a delinearsi in epoca romana, dal III secolo a.C, anche se la sua definizione come municipio, iscritto alla tribù Clustemina, risale alla prima metà del I secolo a.C, quando la città si dotò delle sue strutture principali: foro, vie e palazzi.
E’ proprio a questo periodo che risale la costruzione delle grandi cisterne che si trovano sotto Piazza Matteotti e che abbiamo potuto visitare accompagnati da Federico: si tratta di 10 ambienti, parzialmente restaurati nel corso del XIX secolo, che convogliavano sottoterra l’acqua piovana raccolta in superficie ed erano alimentati da diverse condutture, oltre che da piccole vene sotterranee.
Realizzati in opus signinum (conosciuto anche come “cocciopesto”), i serbatoi erano impermeabilizzati; uno degli ambienti conserva ancora un tratto di pavimentazione in cotto, recante il sigillo dell’“officina di Tiberio e Caio Fortunato”, che costituisce un elemento datante importantissimo.
Il pavimento delle cisterne era in leggera pendenza per permettere la fuoriuscita delle acque verso l’ultimo ambiente, per il periodico svuotamento.
Alcuni ambienti sotterranei si trovano anche in altre zone di Amelia, collocati sotto alcune abitazioni private, come palazzo Venturelli.
Dopo la visita alle cisterne ci siamo dedicati ad una perlustrazione della cittadina, osservandone gli edifici più caratteristici come Palazzo Nacci, Palazzo Petrignani e la concattedrale di Santa Maria Assunta con la sua torre campanaria, fino a raggiungere la parte più alta della città, dove ci siamo goduti lo splendido panorama.
In epoca medievale Amelia combatté una guerra di comuni a fianco di Todi e Foligno contro Perugia, Orvieto e Gubbio (1065); nel 1240 la città subì un saccheggio ad opera delle truppe di Federico II, nell’ambito della lotta tra impero e papato (Amelia propendeva per quest’ultimo), al quale seguì la decadenza del Comune.
Dopo la passeggiata gli affamati gitanti hanno optato per l’acquisto di prodotti tipici, in primis i fichi secchi “di Terence Hill” (la ditta “Girotti” è infatti il maggior produttore locale!).
Amelia è rinomata fin dall’epoca romana per questo dolce e nel medioevo, tra le obbligazioni alle quali erano tenuti gli amerini, si trova quella di portare al Papa, annualmente, “cento pignattelli di fichi”.
Verso l’ora di pranzo i famelici gitanti hanno ben ponderato l’ipotesi di un pasto con i fiocchi al posto di un triste panino. Il lauto banchetto si è svolto in una trattoria poco lontana da Amelia che aveva tutta l’aria di non essere un luogo indicato per i seguaci delle diete vegetariane…fatto sta che proprio dietro al nostro tavolo c’era una gigantografia dell’esposizione dei trofei di una battuta di caccia alquanto grottesca! Quando una nostra socia ha chiesto un piatto vegetariano, la cameriera le ha gentilmente proposto del prosciutto o, in alternativa, un’ottima pasta al ragù!!
La mangiata si è conclusa con un allagamento del ristorante dovuto alla tempesta che si stava abbattendo sull’Umbria e che ci ha costretti ad abbandonare presto le nostre postazioni mangerecce per correre al riparo sul pulmino!
Lasciata la bufera alle spalle ci siamo avviati verso Orvieto…

Aurora Mascagni

GITA IN UMBRIA 2
Ovvero… Ma quanti piccioni mangiavano gli Orvietani?

Dopo il lauto pranzo al ristorante Montenero abbiamo ripreso il nostro pulmino, guidato dal fidato autista Gianni, e siamo arrivati a Orvieto, dove abbiamo constatato la bellezza del Duomo, molto simile a quello di Siena… ma siamo tutti giunti alla stessa conclusione: il nostro è più bello!
Subito ci ha raggiunto la nostra guida, Serena, che ci ha accompagnati a vedere la lunga rete di cavità sotterranee che si prolunga per tutta l'area su cui poggia la città.
Come ci ha spiegato, l'altopiano si è formato dall'accumulo di lapilli e ceneri che l'antico complesso vulcanico dei monti Volsini ha depositato sul territorio circostante, creando un alto sperone di roccia, che in seguito è stato modellato dall'erosione di pioggia e vento.
In questa altura, gli Etruschi hanno trovato un luogo ideale dove costruire la propria città, creando anche una rete di pozzi per la raccolta delle acque piovane, ma anche delle cavità che servivano per lo scolo delle acque nere, che andavano a finire nella vallata circostante, insieme ad altra spazzatura che veniva gettata dall'altopiano.
Tutte queste cavità sono state riutilizzate e modificate nei secoli, in particolar modo nel Medioevo e nel Rinascimento, quando sono state allargate per costituire cantine e botteghe. In particolare abbiamo visitato una cavità che, nata forse come luogo di culto etrusco, nel medioevo è stata scavata ulteriormente e trasformata in un frantoio (sono ancora presenti le macine e le presse).
Nel '500 poi, tante di queste strutture ipogee sono state trasformate in luoghi atti all'allevamento dei colombi. Sulle pareti sono state scavate tante piccole nicchie quadrangolari dove i colombi potevano covare.
Abbiamo visto centinaia e centinaia di questi 'buchi': ma quanto piccione mangiavano questi orvietani??
Comunque ad un certo punto questi “colombai” sono stati dismessi: nel '700 vennero chiuse tutte le cavità e tutti i cunicoli, per paura che potessero essere utilizzati da eventuali nemici per invadere la città, e caddero nell'oblio, fino alla loro riscoperta negli anni '70 del 1900.
Dopo aver visto la “Orvieto Underground” abbiamo deciso di fare una passeggiata in centro, anche se il tempo era minaccioso.
Mentre stavamo tornando verso il pulmino, però, siamo stati 'distratti' da un negozio che vendeva cioccolata di ogni tipo, forma e gusto... qualche golosone si è fermato per fare merenda con una bella tazza di cioccolata calda (alle 7 di sera!), mentre qualcun altro ha optato per un bell'aperitivo annacquato... con critiche da ambo le parti (golosi contro alcolisti)!
A cena siamo andati al ristorante 'Sale e Pepe' dove ci siamo rimpinzati di prodotti tipici del posto, tra cui la famosa lumachella; lì per lì abbiamo avuto un po' di paura per il nome, ma poi ci hanno spiegato che è una specie di pane con pecorino e pezzi di pancetta...una vera bontà!
Queste gite, come ormai sappiamo bene, sono deleterie per le nostre linee!
Anche il vino (rigorosamente bianco) era ottimo e le cameriere continuavano a riempirci il bicchiere...
quindi possiamo immaginare il risultato!
Nei 5 minuti di pulmino che occorrevano per tornare all'albergo abbiamo fatto impazzire l'autista, che, per accontentare noi, i ragazzi indisciplinati dell'ultima fila, ha rischiato di uscire di strada per cercare il tasto che accendeva le lucine blu psichedeliche del corridoio! Con queste premesse, sembrava che avremmo passato una nottata non proprio tranquilla, e in effetti in un primo tempo ci sono stati un po' di scherzi, tra cui telefonate moleste e colpi alle porte delle camere (con vittima involontaria ancora una volta il povero autista), ma poi la stanchezza ha prevalso sulla sciocchezza e siamo andati a letto, pronti per ripartire il giorno dopo!

Ilaria Fanti

GITA IN UMBRIA 3
Ovvero… “E se aprissimo una attività a Todi?”

E dopo una lunga notte di servizi in camera, linee telefoniche bollenti e interi corridoi assediati come la vasche del corso il sabato pomeriggio, tutti i buoni propositi della sera prima “domani, dopo questa mangiata, non metto in bocca niente” i dianini si sono impossessati della sala destinata alla prima colazione spolpettando brioches, nutella, marmellate, panini, salumi e quant’altro finiva sul tavolo.
D’altronde, c’era da camminare un sacco, quindi poi si smaltiva ….
Saliti in pullman il mitico autista, dopo una notte di studi, fa trovare accese tutte le luci al led blu! Applausi scroscianti e cori incessanti accompagnano la partenza di questa seconda e intensa giornata.
Prima di giungere a Todi facciamo una breve sosta per visitare il bel Tempio di Santa Maria della Consolazione e ci imbattiamo in un raduno di moto d’epoca con lambrette, vespe, sidecar e quant’altro ha accompagnato la gioventù della maggior parte dei partecipanti …. Il Luchini Senior, ad esempio, era stato, in veste di proprietario o “a scrocco”, su quasi tutti i modelli presenti!
Il viaggio riprende spedito alla volta di Todi. In pullman sembra di essere in Commenda! Colpi di tosse e starnuti fanno da colonna sonora nella cavalcata verso Todi dove giungiamo trionfalmente attraverso una funivia interamente occupata dalla Diana! Appena arrivati restiamo affascinati, prima ancora che dalle meraviglie architettoniche e artistiche presenti, dagli ottimi menù turistici (ma non ci interessavano perché eravamo ancora pieni dal giorno prima e avevamo fatto una abbondante colazione …) e dai prezzi delle case decisamente più economici rispetto a quelli della nostra Siena.
Il gruppo inizia ad interrogarsi su eventuali attività imprenditoriali da porre in essere nella cittadina: agriturismi, bed and breakfast ….
Ma alla fine ….. Siena trionfa immortale! E addio velleità imprenditoriali!
Finalmente è giunto il momento della famosa foto di gruppo! Sulla scalinata di San Fortunato, tra l’altro addobbata per le grandi occasioni perché era la festa patronale, dopo numerose disquisizioni sulla luce giusta e la migliore esposizione, riusciamo a farci questo benedetto book fotografico con Nando che fotografa con tutte le macchine dei partecipanti! Arrivando nella piazza principale rimaniamo interdetti: albero di Natale e addobbi ovunque!
Va bene che dal 17 Agosto a Siena è inverno …. Ma a Todi si portano avanti parecchio! L’arcano ci viene svelato da un simpatico signore che ci dice che gli addobbi erano stati fatti per un film e che ormai li lasciavano! Altro che spending review….
A questo punto il gruppo rischia di sfaldarsi: un telaio artigianale cattura quasi tutte le signore presenti e l’organizzazione del pranzo coinvolge in un animato dibattito i signori.
Dopo lunghe trattative il gruppo decide che il pranzo sarebbe stato un pezzo di pizza al taglio, così restava più tempo per visitare altri luoghi tra i quali i nicchioni romani (Ilaria non voleva proprio farne a meno!).
Dopo circa 10 minuti dal raggiunto accordo, Nando e Renato escono dalla maggioranza e si piegano alla legge del menù turistico a 15 euro!
Gli altri, sicuri della scelta intrapresa continuano nella passeggiata fino a quando il Presidente non ha una visione: “Ristorante Pizzeria Cavour: terrazza panoramica”.
A quel punto decide che quello è il posto ideale del pranzo ma il suo popolo non lo segue (ad eccezione della moglie e della cognata che non potevano fare evidentemente altrimenti) e i giovani (con la sola eccezione dell’intruso Luchini Senior, che però è giovane dentro!) si dirigono verso la pizzeria al taglio. Sulla strada però trovano un menù esposto: pizza al piatto da 4 a 6 euro!
Indovinate che ristorante era? “Ristorante Pizzeria Cavour: terrazza panoramica”.
E allora, camminando in ginocchio sui ceci, e con la consapevolezza che ancora una volta il Presidente aveva ragione, tutti lo raggiungono per un pranzo in allegra compagnia.
Il Presidente, tra l’altro, era ancora febbricitante e così dette prova della sua saggezza rinunciando alla pizza e optando per un menù quasi ospedaliero costituito solo da un po’ di riso (risotto con le fave e il rigatino croccante) e di miele (accompagnato da ricottina umbra).
E anche l’ultimo pranzo era stato fatto al ristorante (alla faccia di chi non voleva mangiare perché era pieno …) dimostrando ancora una volta come la Diana sia davvero una associazione culturale e conviviale!
A questo punto tutti verso il pullman per ripartire ma durante il tragitto la comitiva viene rallentata da una “pesca del Giunti” locale.
Più o meno tutti vincono qualcosa (olio, caffè e gadget vari) e felici risaliamo sulla funivia verso nuove avventure!

Francesca Preteni

GITA IN UMBRIA 4
Si ritorna a casa, stanchi ma felici !!!

Finalmente le Marmore!! I nostri infaticabili esploratori, dopo la sosta gastronomica a Todi intorno all’ora di pranzo (c’è chi ha privilegiato la leggerezza al gusto, chi invece ha optato per la tradizionale dieta mediterranea, chi si è spinto sino ad un pranzo completo con ammazzacaffè finale …!) hanno affrontato l’ultima tappa della bella gita animati dal solito spirito di avventura.
La fortuna aiuta gli audaci! Deve essere proprio vero, dal momento che, a dispetto di ogni più infausta previsione meteo e dei minacciosi nuvoloni neri all’orizzonte, un caldo sole ha accompagnato il gruppo tutto il pomeriggio!
Gianni, il bravo e simpatico autista del nostro pulmino, ha proposto addirittura un fuori programma sacro: una sosta al Santuario dell’Amore Misericordioso, nella frazione di Collevalenza, un luogo dove l’acqua che sgorga da una sorgente si dice miracolosa!
Più o meno tutti, per la serie non si sa mai … tanto vale provare!, hanno approfittato dell’occasione, bevendo un paio di sorsi e confidando nelle proprietà taumaturgiche della prodigiosa fonte.
Sarà stato per la suggestione del posto o per un piccolo miracolo, fatto sta che anche il nostro Presidente, colpito da un fastidioso malanno di stagione sino dalla sera precedente, non appena si è abbeverato alla Fonte, si è detto pronto ad affrontare con rinnovato ardore, l’ultima fatica della gita: la Cascata delle Marmore!
La vista dell’imponente fronte della cascata, oltre 165 metri di dislivello con i tre caratteristici salti, è stata per tutti una sorpresa emozionante ed ancora di più lo è stata la visita guidata che, con puntualità svizzera e con la preziosa assistenza di Luca, ha condotto il gruppo in un itinerario davvero suggestivo!
Bella e brava la giovane guida che ha saputo catturare l’attenzione di tutti e soddisfare le diverse curiosità: l’origine delle cascate, la composizione delle rocce, la potenza della portata d’acqua e tanti altri particolari fino alla narrazione della versione mitologica dell’origine delle Marmore. Il mito narra dell’amore tra la ninfa Nera ed il bel pastore Velino.
Giunone, gelosa di questo amore, trasformò la ninfa in un fiume, che prese appunto il nome di Nera. Allora Velino, per non perdere la sua amata, si gettò a capofitto dalla rupe di Marmore. Questo salto, destinato a ripetersi per l'eternità, è quello che oggi possiamo ammirare nella Cascata delle Marmore.
Tutto il gruppo ha seguito il percorso incurante persino degli inevitabili spruzzi d’acqua e delle insidie di un terreno scivoloso ed a tratti faticoso.
Ben altre sono le fatiche a cui sono avvezzi i nostri soci!!
Tanto che Pierino, nonostante raffreddore e mal di gola, è stato trattenuto a stento dall’intraprendere uno dei sentieri più ripidi dal quale, però, si poteva godere della vista dall’alto della cascata!
Questa non è stata la sola rinuncia che Piero e gli altri amici hanno dovuto accettare. Al termine del percorso, infatti, c’è stato chi ha proposto una merenda estemporanea a base di porchetta ed altre specialità umbre … ma ahimè, anche in questo caso, le voglie di alcuni sono state prontamente respinte dalla saggezza dei salutisti!
E’ così arrivato il momento del rientro ed è stato con piacere che tutti abbiamo preso ancora posto nel nostro bel pulmino ed abbiamo potuto godere di un meritato riposo.
Il tempo della gita è volato in un attimo, come succede sempre in tutte le occasioni che si vivono con piacere e con l’atmosfera di amicizia che il nostro gruppo ha la fortuna di condividere.

Angela Scali

Per mettersi in regola con la tessera del 2010, per chi non lo avesse ancora fatto, si ricorda che è possibile fare un bonifico bancario di Euro 15,00 presso la

BANCA MONTERIGGIONI
Cod. IBAN IT 48 R 08673 71880 000000102228
oppure presso Poste Italiane:
Cod. IBAN IT 37 A 07601 14200 000092385830
O presso un ufficio postale con versamento sul C/C n° 92385830

“LA DIANA” A SCUOLA
Anche quest’anno grande successo dell’impegno con i ragazzi

E’ appena stato pubblicato “Silvio Gigli da Siena: il mito della radio dal multiforme ingegno” del nostro Luca Luchini, edito da Fondazione Chianti-Banca Monteriggioni, uno dei due sponsor del nostro giornalino.
Verrà presentato Lunedì 10 dicembre all’Accademia dei Rozzi, alle ore 17,00.
Oltre all’Autore interverranno:

Maurizio Bianchini,
Claudio Corsi, Andrea
Bianchi, Sergio Zavoli,
Mauro Barni, Simone
Ciotti, Luca Verdone

I numeri arretrati