Nel giardino del Palazzo Caccialupi si conserva la Fonte Guglielmi, un complesso costituito da una fonte, un bottino e un elegante ninfeo seicentesco. Il nome Guglielmi ricorda la famiglia alla quale sono riconducibili l’origine del palazzo e della fonte; la denominazione Caccialupi è invece entrata in uso soltanto a partire dai primi anni del XX secolo.
Il sistema idrico è formato da un bottino principale di circa 120 metri, al quale confluiscono due rami laterali, o “influenti”, lunghi circa 50 metri ciascuno. Scavato prevalentemente in un banco di argilla, il bottino garantiva una buona disponibilità d’acqua e per secoli ha contribuito alle esigenze civili, agricole e ornamentali del complesso.
Il ramo principale termina all’interno di una grotta che ospita il ninfeo, realizzato con ogni probabilità dopo il 1623, quando il palazzo e l’area circostante passarono alla famiglia Guglielmi. Il ninfeo è caratterizzato da decorazioni a mosaico di particolare interesse, realizzate con conchiglie fossili, stalattiti, ciottoli, rosticci di fusione e altri materiali. I mosaici formano composizioni geometriche e motivi ornamentali nei quali compaiono anche elementi riconducibili alla famiglia Guglielmi, tra cui i gigli araldici e la croce ottagona.

All’interno del ninfeo una vasca rettangolare raccoglie le acque del bottino. Attraverso un sistema di trabocchi, l’acqua veniva quindi convogliata verso una cisterna ottagonale, situata circa dieci metri all’esterno della grotta, e successivamente verso altre tre piccole cisterne. Si tratta di un articolato sistema di raccolta e distribuzione delle acque, che testimonia l’importanza attribuita all’utilizzo e alla conservazione di questa risorsa.
Le pareti e la volta del bottino presentano in diversi tratti concrezioni calcaree, stalattiti e vele, con colorazioni che variano dal bianco al marrone-rossastro e al nero, determinate dalla natura dei terreni attraversati e dalla presenza di sali e ossidi.
I documenti d’archivio attestano inoltre la presenza, nell’area, di un orto e di un giardino con piante ornamentali e da frutto, oltre a riferimenti agli “scherzi d’acqua”, suggerendo un utilizzo anche ornamentale delle risorse idriche e la possibile presenza di un giardino all’italiana.
Il complesso ha attraversato nel tempo una fase di significativo degrado. Il bottino era in parte ostruito dal fango e il ninfeo necessitava di interventi di conservazione. A partire dal 2009, “La Diana”, in accordo con l’ASP Città di Siena, proprietaria del complesso, e grazie al sostegno della Fondazione Monte dei Paschi e del Lions Club di Siena, ha promosso interventi di recupero dell’area finalizzati anche alla sua valorizzazione attraverso le visite guidate. Ulteriori lavori sono stati realizzati nel 2011, interessando in particolare il piano di scorrimento delle acque e il sistema di raccolta delle acque piovane. Oggi, la nostra associazione sta cercando di realizzare un nuovo progetto, in collaborazione con la proprietà, per il restauro dei mosaici che si stanno deteriorando.
Il ninfeo e il suo sistema idrico costituiscono oggi una testimonianza significativa della storia dell’approvvigionamento e dell’utilizzo delle acque a Siena, oltre che un interessante esempio di architettura e decorazione legato alla storia della famiglia Guglielmi.
